La conferenza stampa a Bari
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Cronaca

«Il vuoto di leadership nei clan è molto preoccupante per la sicurezza»

Il monito del procuratore aggiunto Giuseppe Gatti: «Agguati compiuti da giovani affiliati mettono a rischio persone innocenti»

Il nuovo modus operandi diffuso tra le giovani leve della mafia barese «è un fenomeno preoccupante», perché reca con sé il «rischio effettivo che anche persone innocenti» possano essere coinvolte in episodi di sangue. Lo ha detto questa mattina il procuratore capo della Procura della Repubblica di Bari, Roberto Rossi.

Il magistrato è intervenuto in relazione ai due agguati compiuti a Bari nell'aprile scorso, a distanza di cinque giorni, nell'ambito di una faida interna al clan mafioso Strisciuglio di Bari per i quali sono stati arrestati oggi Antonello Strambelli, 33 anni, e Ignazio Raggi, 21. Gli autori dei due ferimenti hanno agito in luoghi aperti al pubblico. Nel primo caso nei pressi di una gaming hall in viale della Repubblica, mentre nel secondo nel cuore del quartiere Libertà, tra via Dante e via Ravanas.

Il vuoto di leadership che gli investigatori hanno evidenziato all'interno del gruppo mafioso Strisciuglio - di cui i due indagati e le due vittime, Alessandro Sinibaldi e Gabriele Muserra, farebbero parte - genera una «ricaduta estremamente preoccupante ed allarmante sul piano dell'ordine pubblico e della possibilità che vi sia una sostanziale perdita di controllo della risposta violenta e delle dinamiche che attendono fatti di sangue», ha dichiarato il procuratore aggiunto Giuseppe Gatti.

«Una mafia debole è una mafia che ragiona poco - ha proseguito Gatti - che perde la capacità di governo, si espone sempre di più a fatti di sangue che mettono a repentaglio non solo soggetti che attengono alle associazioni criminali, ma anche cittadini». Gatti, inoltre, ha sottolineato anche il ruolo cruciale svolto dai social nella vicenda, a dimostrazione del legame sempre più forte tra clan e giovani. «I social network sono diventati uno strumento di rivendicazione e sfida», ha detto.

Ed è proprio nell'ambiente virtuale che «ritornano storie di malavita, tornano pure le ostentazioni del brand mafioso, vengono esaltate e proclamate appartenenze, cambi di casacca, dove si preannunciano vendette e ritorsioni. E da questo punto di vista l'analisi delle comunicazioni, completamente inglobate nelle dinamiche mafiose, è fondamentale, perché parliamo di una mafia giovane, che fibrilla e che si muove con gran velocità», ha affermato il procuratore aggiunto barese Gatti.

Instagram e TikTok, in quest'ultimo periodo, vengono utilizzati per ostentare appartenenze, lanciare minacce, annunciare vendette e persino comunicare cambi di schieramento. «È un modello giovanile veloce, impulsivo, che usa i social network per proclamare le appartenenze e i propositi di vendetta", ha concluso Gatti.
  • Ignazio Raggi
  • Antonello Strambelli
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