Festa della Repubblica 2026. <span>Foto Comune di Bari </span>
Festa della Repubblica 2026. Foto Comune di Bari
Attualità

Bari festeggia 80 anni di Repubblica: il discorso completo dell'assessora Palone

La cerimonia organizzata dalla Prefettura al Sacrario militare di Japigia

Questa mattina l'assessora alla Vivibilità urbana, Polizia locale e Protezione civile Carla Palone è intervenuta, in rappresentanza del Comune di Bari, alla cerimonia per il 80° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana, organizzata dalla Prefettura di Bari presso il Sacrario militare dei caduti d'Oltremare e in largo Giannella.
Di seguito, il discorso integrale dell'assessora Carla Palone:

"Signor Prefetto, autorità civili e militari, cittadine, cittadini,
a nome della Città di Bari e dell'amministrazione comunale, che ho l'onore di rappresentare, vi porgo il saluto della nostra Città.
Lo faccio a nome del sindaco Vito Leccese, impegnato a Roma nella parata dei sindaci italiani per la cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Oggi siamo qui per celebrare gli 80 anni della nostra Repubblica ed è per me un grande onore poter rappresentare l'intera città di Bari.
Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero di diventare cittadini non più sudditi, lasciandosi alle spalle la lunga e tragica dittatura fascista e gli orrori della Seconda guerra mondiale, per aprire una nuova stagione di libertà, democrazia e partecipazione.

Un cammino iniziato, qui a Bari, due anni prima, nel nostro Teatro Piccinni, con il Congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale del gennaio 1944, durante il quale si iniziò a immaginare un'Italia finalmente libera: un Paese fondato sulla democrazia, sull'uguaglianza, sul rispetto della persona e dei diritti di ciascuno.
Mi piace pensare che proprio lì sia stato piantato uno dei primi semi della nostra Repubblica, il futuro stava entrando nella storia mentre si stava facendo.

Da quel momento storico, il vento della rinascita iniziò a soffiare dal Sud verso il resto del Paese. Fu un vento di libertà che attraversò l'Italia intera, accompagnandola verso la liberazione dall'oppressione nazifascista e verso quel voto del 2 giugno 1946, il primo grande voto della nuova Italia democratica.

Come donna e come rappresentante delle istituzioni, sento oggi il dovere di ricordare che, quel giorno, alle italiane fu finalmente riconosciuto il diritto di scegliere, di partecipare, di votare. Una conquista storica, che ha cambiato per sempre il volto del nostro Paese.
Per questo abbiamo il dovere di custodire e difendere il diritto di voto, che non rappresenta soltanto la libera espressione delle proprie idee, ma anche uno dei fondamenti della dignità e dell'esercizio della cittadinanza democratica.

Furono poi le 21 Madri Costituenti a imprimere nella nostra Costituzione il grande messaggio universale di uguaglianza e rispetto che ancora oggi ne rappresenta l'anima più profonda. Donne diverse per storia, cultura e appartenenza politica, ma unite dalla volontà di costruire un'Italia più giusta, moderna e democratica, nella quale il ruolo delle donne trovasse finalmente pieno riconoscimento nella vita civile e istituzionale del Paese.
Tra loro, desidero ricordare in particolare Nilde Iotti, prima donna Presidente della Camera dei Deputati, esempio straordinario di rigore istituzionale, impegno civile e passione politica.

Il cammino verso la piena attuazione del patto di uguaglianza nato ottant'anni fa non può dirsi concluso finché una sola persona si sentirà discriminata per la sua origine o per ciò che è. Per questo, proprio oggi e ancora oggi, sentiamo il dovere di ribadire una verità che la nostra storia ci ha insegnato a caro prezzo: che di razza ne esiste solo una, quella umana. Non è solo un concetto astratto, ma un impegno quotidiano di civiltà che dobbiamo alle generazioni future, affinché nessuno sia più vittima di quegli orrori che la nascita della Repubblica ha inteso cancellare per sempre.

Nel 1946 nasceva una nuova Italia, resa possibile dalla passione e dalla volontà di donne e uomini pronti a sacrificare la propria vita perché la democrazia potesse affermarsi.
A loro dobbiamo riconoscenza e memoria.

La Repubblica e la democrazia non sono conquiste definitive: vanno difese ogni giorno, attraverso il rispetto delle istituzioni, della legalità, della convivenza civile e dei principi sanciti dalla nostra Costituzione.

Nel suo messaggio di fine anno, il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il valore di questi ottant'anni di storia repubblicana: dagli ideali dell'Assemblea Costituente all'impegno per la pace, l'impegno alla lotta contro il terrorismo e le mafie, al sacrificio dei servitori dello Stato, fino al ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo.
Questa è la nostra storia comune.
Ottant'anni di democrazia, di crescita civile, di conquiste sociali e di speranza nel futuro.

Alle ragazze e ai ragazzi italiani, ai giovani della nostra città, desidero rivolgere un pensiero particolare: abbiate coraggio, partecipate, impegnatevi nella vita democratica del Paese. Custodite il valore della libertà e della responsabilità.
Perché la Repubblica vive ogni giorno attraverso l'impegno delle sue cittadine e dei suoi cittadini.

Viva la Repubblica Italiana, viva l'Italia!".

  • Festa della Repubblica
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