turris bari. <span>Foto ssc bari</span>
turris bari. Foto ssc bari
Calcio

Un Bari “gattopardesco”, tutto cambia ma i risultati restano uguali

L’esordio dell’Auteri bis non porta neanche l’effetto scossa in una squadra inadeguata e completamente sfiduciata

A leggere e rileggere questa stagione disgraziata del Bari sembra di essere tornati sui banchi di scuola e di avere fra le mani uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento, il "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Eh sì, perché da agosto a questa parte in casa SSC Bari si alternano rivoluzioni e ribaltoni, ma il risultato rimane sempre uguale: una mediocrità che sfocia in vergogna. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», dice Tancredi nel famoso romanzo, enunciando la formula perfetta del conservatorismo siciliano fra '800 e '900.

E, per carità, non si può certo dire che la proprietà De Laurentiis non abbia cambiato in questi mesi. Anzi. Gettare tutto alle ortiche e ricominciare da capo sembra lo sport preferito del club biancorosso, che ha costantemente preferito azzerare tutto davanti alle difficoltà invece che ragionarci su e capirne le cause. Tutto ha avuto inizio in quel lungo mese di silenzi dopo la sconfitta in finale playoff contro la Reggiana, culminato con il licenziamento di Vivarini, l'arrivo di Auteri e Romairone, la trasformazione della rosa. Poi l'allontanamento – dopo il mercato di gennaio – degli stessi Romairone e Auteri, l'arrivo di Carrera e le nuove delusioni. L'ultimo cambio è stato un ritorno al passato: fuori Carrera, dentro di nuovo Auteri.

Il tecnico siciliano è stato chiamato per tentare un'impresa impossibile: dare una speranza a una squadra che ormai da mesi ha abbandonato ogni velleità, consegnandosi mani e piedi agli eventi. Auteri aveva lasciato il Bari al secondo e l'ha ritrovato quarto, ora con la – remota, ma non impossibile – possibilità di chiudere addirittura quinto.

Sulla partita di Torre del Greco c'è da dire poco quanto nulla. Il Bari è stato il solito Bari: molle, senza idee, senza coraggio, senza gioco, senza spirito, completamente sfiduciato. I primi 10' avevano lasciato intravvedere qualcosa, ma le superiori motivazioni della Turris hanno fatto la differenza: il 3-0 finale certifica l'umiliazione a cui il Bari si è volutamente esposto, con una stagione piena di errori grossolani dal primo all'ultimo giorno. Proprietà incerta, dirigenza assente, guida tecnica discontinua e deludente, rosa semplicemente inadeguata alla responsabilità a cui era stata chiamata. Nel non essere di questa squadra la gioventù e la voglia di fare del giovane Mercurio sarebbero almeno una ventata di freschezza, ma Auteri sembrerebbe avere altri piani per la mente.

Dal ritorno del tecnico siciliano era lecito attendersi almeno una "effetto scossa", come era stato per Carrera; niente da fare, l'encefalogramma è piatto e l'unica soluzione sarebbe un accanimento terapeutico di cui faremmo tutti volentieri a meno. «Molti giocatori non li ho trovati come li avevo lasciati» ha detto il mister nel post; è facile pronosticare che questa frase si trasformi in ritornello da qui a fine stagione.

Analizzare l'ennesima Caporetto di una stagione contrassegnata da 9 (nove) sconfitte è un esercizio doloroso, ma che forse può aiutare a capire che questo Bari non si sta neanche dando una mano. Auteri parte con il suo 3-4-3, modulo che già nella prima esperienza biancorossa aveva lasciato molto a desiderare, e che anche oggi si conferma l'espressione visionaria di un calcio semplicemente impossibile da attuare con il materiale a disposizione. Nella ripresa il tecnico passa al 4-2-4, mandando nella mischia Cianci; a quel punto ti aspetti una spinta sugli esterni per mettere in mezzo una pioggia di cross utili per la testa del pennellone di Bari vecchia, ma chiaramente le cose non vanno così. Cambia l'ordine numerico, ma il risultato resta identico: gioco impantanato nel mezzo, palla che non gira, Antenucci corpo estraneo in una squadra che non lo supporta, Marras irritante. Il passaggio finale al 4-3-3, poi, completa il disastro tattico di una squadra ridicolizzata dal 4-4-2 scolastico, semplice ma efficacissimo della Turris di Caneo.

Se, inoltre, hai una difesa che fa acqua da tutte le parti, il gioco è fatto: sul primo goal Perrotta e Rolando si perdono Da Dalt, Semenzato non chiude su D'Ignazio e la frittata è fatta. Le altre due reti, di Loreto e Alma, sono la plastica rappresentazione di una fase difensiva imbarazzante. Insomma, niente di nuovo sotto il sole.

Ora c'è solo da salvare l'onore contro il Bisceglie, prendersi il punto che vale il quarto posto e sperare in qualcosa di soprannaturale nei playoff. Sì, perché un Bari caduto così in basso può essere salvato solo da un miracolo che, però, a ora non sembra ipotizzabile neanche dal più inguaribile degli ottimisti.
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