avellino bari. <span>Foto ssc bari</span>
avellino bari. Foto ssc bari
Calcio

Il Bari promosso all’esame del carattere. La “battaglia” di Avellino inaugura il dicembre della verità

Pareggio del Partenio che lascia qualche rimpianto ai biancorossi, ma anche una prova di maturità contro un avversario temibile

Esame di maturità doveva essere, ed esame di maturità è stato. E anche di quelli belli tosti. Come ne esce il Bari? Promosso, ma con qualche riserva. Bene la prova di carattere, un po' meno l'espressione di qualità, ma nell'inferno del Partenio non era facile. I biancorossi portano via un pareggio prezioso dal campo durissimo dell'Avellino: finisce 1-1, con rimpianti e sospiri di sollievo quasi in egual misura. Dispiace, perché dopo il rigore di Antenucci al 33' il goal di Kanoute a 8' dalla fine un po' di rabbia la fa, ma a bocce ferme in parecchi avrebbero firmato per un punticino in casa dei lupi. Certo, portare a casa la vittoria avrebbe significato estromettere quasi in via definitiva dalla corsa per il primato un avversario tremendamente scorbutico e pericoloso (la migliore squadra fin qui affrontata dai galletti), ma anche la conferma del 9 punti di vantaggio sui biancorverdi lascia in eredità più di qualche motivo per sorridere.

Alla luce, poi, di una partita spigolosissima. Passano 20" e Dossena entra durissimo su Paponi; e già lì capiamo che sarà una partita con sprazzi di calcio in mezzo ai calci. Al Partenio va in scena una "battaglia", che ci restituisce forse il primo Bari dell'epoca Mignani con in testa l'elmo dell'oplita e non il pennacchio del moschettiere. L'Avellino ci mette tanto agonismo, forse anche qualcosa in più, moltissimo pressing e il Bari nei primi minuti ci capisce poco. Merito dei biancorossi (e demerito dei campani) riuscire a tenere la barra dritta, stringere i denti e far passare la tempesta. Per poi approfittare alla mezz'ora di un lampo del solito genio: Antenucci scala sulla trequarti, lancia profondo per Mallamo che si guadagna un rigore su cui lui stesso nel post partita ha gettato parecchi dubbi. Mirco dal dischetto, palla in buca d'angolo e Bari in vantaggio.

Nella ripresa lo spartito rimane sempre quello, ma con il Bari nella invidiabile posizione di poter gestire. Mignani forse sbaglia, forse no, quando toglie Paponi per mandare in campo Bianco: il centrocampo andava rinforzato per andare a battagliare con un Avellino armato di coltello fra i denti, ma l'uscita di una punta di peso fa abbassare ancora di più la squadra. Botta può incidere poco sulla trequarti, e allora si va a cercare gli spazi a centrocampo, nel cuore della battaglia fisica a cui l'argentino (e non potrebbe essere diversamente) non rinuncia. D'Errico soffre parecchio l'intensità avversaria ma resiste, Maita è il solito frangiflutti: tanta quantità e qualche bagliore di qualità, il suo 6 se lo porta a casa.

Braglia di fatto la riagguanta con i cambi: dentro Aloi, De Francesco e Micovschi, fuori Carriero, Matera e D'Angelo (che esce dopo essersene mangiato uno bello grande). Una mediana nuova, più offensiva che ridà slancio all'Avellino, al cospetto di un Bari sempre più stanco e incapace di ripartire. Frattali fa il miracolo su Kanoute, che poi al minuto 82' sbuca (molto probabilmente in fuorigioco, errori arbitrali in parità come il risultato) alle spalle di Maita e traccia un bel segno X sulla storia di questo turbolento Avellino-Bari.

Ai biancorossi rimane la consapevolezza di aver fatto comunque una buona prova. Non tanto dal punto di vista del gioco (i tiri in porta si fermano a un paio), quanto su quello delle spirito e del carattere. Bravi i galletti a non cadere nel trappolone provocatorio dei campani, bravi a stringere i denti davanti a un avversario galvanizzato dalla posta in palio e da un ambiente - come al solito contro il Bari, ma non solo - rovente. «Se non la possiamo vincere allora non dobbiamo perderla», il mantra di Mignani che porta a casa un risultato molto migliore rispetto a quanto raccolto (cioè zero) in altre trasferte molto più abbordabili (Francavilla e Castellammare hanno fatto, a loro modo, scuola). Per ora va bene così, il dicembre di fuoco, il mese della verità, si apre con un punto incoraggiante. Bari promosso all'esame del carattere e della maturità tattica; per una volta il gioco può passare in secondo piano, anche per i raffinatissimi palati baresi.

Ma non c'è tempo di rilassarsi, la scalata è ben lungi dall'essere finita. Il secondo step di questo periodo pre-natalizio all'insegna degli esami rivelatori fa rima con il Taranto, derby storico che manca da una vita. Il teatro sarà il San Nicola, per scrivere un altro pezzo della storia di questo campionato e un'altra pagina del percorso di crescita dei biancorossi. Domenica prossima sapremo un pezzo di verità in più sul Bari di Mignani.
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