
Cronaca
Un selfie alla partita della Juventus: il falso alibi per l'omicidio Lopez
I due indagati hanno postato via social le immagini per dimostrare che al momento del delitto erano a Torino
Bari - venerdì 23 ottobre 2026
16.18
Antonio Manzari, il 39enne arrestato a Bari insieme al 26enne Francesco Martiradonna, e ritenuto dagli inquirenti l'esecutore materiale dell'omicidio di Ivan Lopez nel 2021, la sera del delitto avrebbe fatto in modo da risultare allo Juventus Stadium di Torino per vedere il match di Champions League tra Juventus e Chelsea.
Secondo quanto ricostruito, infatti, Manzari avrebbe consegnato il cellulare intestato a sua moglie (e da lui utilizzato) a Martiradonna, poi recatosi effettivamente a Torino. Manzari, invece, quella sera si sarebbe recato sul luogo dell'omicidio con Davide Lepore (condannato all'ergastolo per questo delitto e ritenuto anche il mandante) e avrebbe materialmente ucciso Lopez, sorpreso mentre rientrava a casa sua nel quartiere San Girolamo di Bari a bordo di un monopattino elettrico.
E proprio l'arresto di Lepore, avvenuto nei mesi scorsi, sarebbe stato l'elemento che avrebbe indotto Manzari e Martiradonna ad organizzarsi l'alibi, come emerge anche da numerose intercettazioni telefoniche ascoltate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Il 12 giugno 2023, Manzari parla con sua moglie: «Hanno visto tutti che io stavo a Torino a vedere la partita della Juventus, non ci vado mai una volta sono andato, meno male alla Madonna! Chi lo doveva dire quel giorno!».
Ma gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Bruna Manganelli, hanno ricostruito, grazie anche ad un esperimento sul posto, che a Torino quel giorno ci erano andati solo Martiradonna ed una terza persona, portandosi dietro il telefono di Manzari. Che la stanza tripla prenotata in un albergo del capoluogo era stata in realtà occupata da due persone, e che al loro arrivo, essendo in un orario notturno nessuno aveva guardato i documenti.
Ma non solo: hanno anche smontato la sequenza dei selfie che i due indagati - entrambi rinchiusi nel carcere di Bari - avevano pubblicato sui social network, nei quali da una parte ci sono loro allo Juventus Stadium e dall'altra c'è il tabellone che inquadra le squadre di quella sera. Ma mai, ha accertato una perizia, le due serie si sovrappongono. La capacità di pianificare l'alibi, mostrata da Manzari, emerge anche da un consiglio dispensato a un amico che progettava una rapina.
«Gli devi dire a lei che quando succede, se lo vuole fare, la prima persone che deve chiamare sei proprio tu... e tu ti devi trovare a Bari, cioè deve agganciare la cella telefonica a te! Dopo il lavoro chiama a te, mica devi andare tu la tengo io due che li mandiamo e rimaniamo qua, tu devi stare qua lei deve chiamare a te».
Secondo quanto ricostruito, infatti, Manzari avrebbe consegnato il cellulare intestato a sua moglie (e da lui utilizzato) a Martiradonna, poi recatosi effettivamente a Torino. Manzari, invece, quella sera si sarebbe recato sul luogo dell'omicidio con Davide Lepore (condannato all'ergastolo per questo delitto e ritenuto anche il mandante) e avrebbe materialmente ucciso Lopez, sorpreso mentre rientrava a casa sua nel quartiere San Girolamo di Bari a bordo di un monopattino elettrico.
E proprio l'arresto di Lepore, avvenuto nei mesi scorsi, sarebbe stato l'elemento che avrebbe indotto Manzari e Martiradonna ad organizzarsi l'alibi, come emerge anche da numerose intercettazioni telefoniche ascoltate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Il 12 giugno 2023, Manzari parla con sua moglie: «Hanno visto tutti che io stavo a Torino a vedere la partita della Juventus, non ci vado mai una volta sono andato, meno male alla Madonna! Chi lo doveva dire quel giorno!».
Ma gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Bruna Manganelli, hanno ricostruito, grazie anche ad un esperimento sul posto, che a Torino quel giorno ci erano andati solo Martiradonna ed una terza persona, portandosi dietro il telefono di Manzari. Che la stanza tripla prenotata in un albergo del capoluogo era stata in realtà occupata da due persone, e che al loro arrivo, essendo in un orario notturno nessuno aveva guardato i documenti.
Ma non solo: hanno anche smontato la sequenza dei selfie che i due indagati - entrambi rinchiusi nel carcere di Bari - avevano pubblicato sui social network, nei quali da una parte ci sono loro allo Juventus Stadium e dall'altra c'è il tabellone che inquadra le squadre di quella sera. Ma mai, ha accertato una perizia, le due serie si sovrappongono. La capacità di pianificare l'alibi, mostrata da Manzari, emerge anche da un consiglio dispensato a un amico che progettava una rapina.
«Gli devi dire a lei che quando succede, se lo vuole fare, la prima persone che deve chiamare sei proprio tu... e tu ti devi trovare a Bari, cioè deve agganciare la cella telefonica a te! Dopo il lavoro chiama a te, mica devi andare tu la tengo io due che li mandiamo e rimaniamo qua, tu devi stare qua lei deve chiamare a te».
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