Amleto Magellano e, a lato, i rilievi dei Carabinieri
Amleto Magellano e, a lato, i rilievi dei Carabinieri
Cronaca

Omicidio Magellano, fermo convalidato: Pastore resta in carcere

L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere: l'accusa è di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà

Si è chiuso con la convalida del fermo il primo, delicato capitolo dell'omicidio di Amleto Magellano, il 39enne barese ucciso a coltellate sabato scorso per strada, al quartiere Carrassi di Bari, in un episodio che ha profondamente scosso l'intera comunità locale e riacceso l'attenzione sul tema della violenza interpersonale.

Nel corso della mattinata di ieri, Maurizio Pastore, di 42 anni, soprannominato «Escobar» e con precedenti per furti negli appartamenti, ritenuto dagli inquirenti il presunto assassino, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, per l'interrogatorio di garanzia, svoltosi all'interno del carcere cittadino dove l'uomo è detenuto da giovedì sera, quando è stato fermato dai Carabinieri, su delega della Procura della Repubblica di Bari.

Un passaggio giudiziario atteso, ma che non ha fornito nuovi elementi investigativi. Assistito dal proprio difensore, l'avvocato Marcello Belsito, Pastore si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere, scegliendo il silenzio davanti alle domande del giudice che, in seguito alla convalida del fermo, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa contro l'uomo, già agli arresti domiciliari, è quella di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà.

Secondo il gip di Bari, sussistono dei «gravi indizi di colpevolezza» a carico del 42enne, oltre a concrete esigenze cautelari che rendono necessaria la custodia in carcere, escludendo al momento misure alternative. Una decisione che rafforza l'impianto accusatorio del pubblico ministero Maria Cristina De Tommasi che ha coordinato le indagini dei militari della Compagnia di Bari San Paolo, impegnati a ricostruire con precisione l'esatta dinamica dell'omicidio e il possibile movente.

Poche ore dopo il delitto, infatti, gli inquirenti hanno concentrato le loro attenzioni sulla cerchia di frequentazioni della vittima. Determinanti sarebbero stati alcuni riscontri raccolti nella fase iniziale che avrebbero indotto gli inquirenti a fermare Pastore. Contro di lui, poi, c'è la testimonianza di un 13enne che si stava recando dai suoi amici. «Ho visto quello che ha fatto un movimento strano - ha raccontato - ha preso una cosa, all'inizio non avevo capito fosse un coltello, e ha colpito».

Il movente non è chiaro, ma la moglie della vittima ha riferito che in passato Pastore avrebbe perseguito suo marito per avere dei soldi legati alla ristrutturazione di un bagno. Più d'uno era al corrente che tra i due ci fossero stati problemi e, nel rione, dopo l'omicidio si sarebbe innescato un tam tam alla ricerca dell'omicida.
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