
Cronaca
Maltrattamenti all’ex moglie, nuova assoluzione per un 41enne di Bari
Il Tribunale ha accolto la richiesta della stessa Procura. Cade per mancanza di querela l'ipotesi di lesioni personali
Bari - giovedì 15 ottobre 2026
13.27
È stato assolto «perché il fatto non sussiste» un 41enne di Bari accusato di maltrattamenti in famiglia aggravato perché, per l'accusa, avrebbe sottoposto l'ormai ex moglie a delle sistematiche e delle reiterate vessazioni fisiche e morali cagionandole uno stato di prostrazione continuo e di timore per la propria incolumità.
In modo particolare, sempre secondo l'accusa, nel corso del 2022, l'uomo (un appartenente alla Polizia di Stato, in passato in servizio a Bari, adesso trasferito al nord Italia) e assistito dall'avvocato penalista Antonio La Scala, avrebbe rivolto alla moglie frasi offensive e minacce tipo «io ti ammazzerò», oppure «ammazzerò tua madre, tuo padre e tuo fratello», oltre ad aver commesso violenze come schiaffi e spinte. L'impostazione accusatoria descriveva un clima di dissidi familiari.
Un clima in cui l'agente, che in passato era stato assolto in altri processi per le medesime accuse, avrebbe rivolto ripetuti insulti e minacce di morte non soltanto alla donna, ma anche ai suoi familiari. Il procedimento riguardava presunte vessazioni fisiche e morali che, secondo l'accusa, avrebbero provocato nella donna un continuo stato di prostrazione e timore per la propria incolumità. Gli venivano contestate aggressioni fisiche ed un episodio in cui l'avrebbe scaraventata a terra.
L'agente, nel dibattimento ha dimostrato l'infondatezza delle accuse inducendo il Tribunale (presidente Anna Perrelli), che ha accolto la richiesta della Procura, a pronunciare una sentenza di assoluzione con la formula più ampia per i maltrattamenti e di non luogo a procedere (per difetto di querela) per le lesioni personali.
In modo particolare, sempre secondo l'accusa, nel corso del 2022, l'uomo (un appartenente alla Polizia di Stato, in passato in servizio a Bari, adesso trasferito al nord Italia) e assistito dall'avvocato penalista Antonio La Scala, avrebbe rivolto alla moglie frasi offensive e minacce tipo «io ti ammazzerò», oppure «ammazzerò tua madre, tuo padre e tuo fratello», oltre ad aver commesso violenze come schiaffi e spinte. L'impostazione accusatoria descriveva un clima di dissidi familiari.
Un clima in cui l'agente, che in passato era stato assolto in altri processi per le medesime accuse, avrebbe rivolto ripetuti insulti e minacce di morte non soltanto alla donna, ma anche ai suoi familiari. Il procedimento riguardava presunte vessazioni fisiche e morali che, secondo l'accusa, avrebbero provocato nella donna un continuo stato di prostrazione e timore per la propria incolumità. Gli venivano contestate aggressioni fisiche ed un episodio in cui l'avrebbe scaraventata a terra.
L'agente, nel dibattimento ha dimostrato l'infondatezza delle accuse inducendo il Tribunale (presidente Anna Perrelli), che ha accolto la richiesta della Procura, a pronunciare una sentenza di assoluzione con la formula più ampia per i maltrattamenti e di non luogo a procedere (per difetto di querela) per le lesioni personali.


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