
Il discorso integrale del sindaco di Bari all'inaugurazione della Fiera del Levante
Leccese: "Dal Mediterraneo deve arrivare anche nuova cultura del dialogo"
Autorità civili, militari e religiose, signore e signori,
ottantanove edizioni sono un traguardo che impone rispetto.
Un tempo lungo abbastanza per vedere cambiare un Paese, per attraversare generazioni e governi, per assistere alla nascita e alla fine di interi mondi: la Fiera del Levante li ha attraversati tutti.
Ha visto arrivare merci che oggi ci sembrano antiche, tecnologie che un tempo sembravano fantascienza; ha visto cambiare il modo di produrre, di commerciare e di viaggiare; ha visto cambiare Bari.
Ma la cosa più interessante è che la Fiera non è arrivata fino a oggi perché è rimasta uguale a sé stessa, ma perché ha scelto, decennio dopo decennio, con la sfida intrapresa negli ultimi 8 anni, di giocarsi la partita del presente.
In un'Italia che per troppo tempo ha guardato solo a Nord e all'Europa continentale, Bari ha avuto il coraggio di una scelta eretica: ha guardato a Levante intuendo che la propria posizione geografica fosse una straordinaria risorsa strategica.
In questi anni difficili, quella scelta, però, ci chiede un passo in più. Dal Mediterraneo devono arrivare merci, investimenti, opportunità, ma anche una nuova cultura dell'incontro e del dialogo. Perché in un mare attraversato da conflitti e divisioni, il dialogo è una responsabilità, e la condizione necessaria per immaginare ogni idea di futuro è una sola, e si chiama pace. La pace che da anni invochiamo per il popolo palestinese.
Oggi che il Mediterraneo è tornato a essere il baricentro geopolitico ed economico del mondo, quella scelta si rivela una profezia esatta. Ecco perché il nome di questa edizione, "Il dialogo parte da Levante", dice qualcosa che riguarda la Fiera, ma anche la città che la ospita.
Trasformare una visione in realtà richiede un impegno quotidiano fatto di pianificazione e investimenti. È il lavoro complesso che stiamo portando avanti insieme, ed è per questo che desidero ringraziare il presidente Frulli, la cui guida riesce a misurare la nostra storia con le sfide del presente.
In questo, Gaetano ha raccolto l'eredità di un visionario, di un barese che ha interpretato l'intraprendenza levatina nella accezione più aulica, cioè la capacità di guardare lontano, di gettare il cuore oltre l'ostacolo quando è in ballo il destino della nostra città e dei suoi luoghi identitari. Questa, è l'eredità che ci ha lasciato Sandro Ambrosi.
Un saluto affettuoso va ad Antonio Decaro, alla sua prima Fiera del Levante da presidente della Regione Puglia. Per anni lo abbiamo visto su questo palco con la fascia tricolore da sindaco. Oggi il suo ruolo è cambiato, ma la nostra consapevolezza resta identica: nessuna trasformazione di Bari potrà compiersi senza trascinare l'intera Puglia e nessuna visione regionale potrà avere successo senza il ruolo di Bari come capitale naturale del Mezzogiorno nel Mediterraneo.
I risultati di questi anni raccontano la storia di una regione e di una città vive, e sono il risultato di una combinazione solida: abbiamo programmato e impiegato fino all'ultimo euro i fondi europei e i fondi PNRR e siamo stati sorretti da uno straordinario impegno della società civile, delle università e delle imprese. I grandi risultati non arrivano mai per fortuna, arrivano quando ci si allena duramente, quando si ha una strategia chiara e ci si fa trovare pronti sulla linea di partenza.
Quando l'ultimo report "Città in crescita 2026" di LinkedIn, la più importante rete professionale al mondo, colloca Bari al secondo posto in Italia per attrattività lavorativa e crescita dell'innovazione, non possiamo che essere soddisfatti. Perché questo dato ci dice che il diritto al lavoro qualificato, alla realizzazione personale e all'innovazione non è più una prerogativa geografica del Nord, ma una realtà che sta prendendo corpo qui al Sud, a Bari.
E questo cambiamento trova conferma nella fotografia scattata dalle recenti indagini sulla mobilità della cosiddetta Generazione Z.
L'analisi dei flussi ferroviari effettuata da Trainline mette Bari al primo posto tra le mete dei ragazzi, con un incremento del 94% dei passeggeri nei fine settimana successivi agli esami di Stato.
I giovani che scendono a Bari vengono a misurare la vivibilità dei nostri spazi, la forza delle nostre università, l'inclusività della nostra comunità e vengono a valutare se questa città può essere il luogo in cui progettare un'esistenza dignitosa.
Non a Milano, a Torino, nelle regioni in cui i loro nonni sono andati a cercare lavoro, ma a Bari.
È un ribaltamento insieme simbolico e materiale: per generazioni il treno verso Nord è stato il simbolo dello sradicamento, della partenza forzata, del talento strappato alla propria terra. Oggi quello stesso binario diventa la direttrice di una scelta consapevole. Dobbiamo chiederci che cosa serve affinché questo sviluppo si traduca in casa, servizi, lavoro qualificato e in una reale prospettiva di futuro per ogni singola persona della nostra comunità.
Ed è qui che la trasformazione di Bari mostra la sua anima più bella.
Guardiamo alla rigenerazione dei nostri quartieri, ai grandi progetti che ne stanno ridisegnando il volto. Penso a Costa Sud: completare il Parco sarà restituirci l'abbraccio con il mare, trasformando un'area per lungo tempo marginale e soggetta al degrado in un nuovo centro di vita, di verde e di bellezza.
Guardiamo all'estate che ci lasciamo alle spalle con gli appuntamenti della "Festa del mare" e de "Le Due Bari": migliaia di persone nelle piazze, eventi diffusi, cultura che attraversa ogni quartiere. Bari ha dimostrato di non aver nulla da invidiare alle grandi città europee, arrivando ad accogliere, in una sola giornata di eventi di grande richiamo, più di 40 mila persone e dimostrando di avere modelli organizzativi e protocolli che funzionano.
A questo proposito, voglio esprimere la mia profonda gratitudine alla Prefetta Rossana Riflesso, al Questore Annino Gargano e a tutte le Forze dell'ordine per la straordinaria collaborazione e per il lavoro condiviso che hanno reso possibile tutto questo. È anche attraverso questa capacità di lavorare insieme, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, che una città dimostra di essere pronta a misurarsi con le grandi sfide.
Parlando di sicurezza, di persone e di diritti, arriviamo al punto nodale di ogni crescita autentica: il lavoro e la dignità delle donne. Il PIL del Sud cresce da quattro anni oltre la media nazionale e l'occupazione femminile a Bari ha raggiunto il 50%, il dato più alto mai registrato. È un risultato importante, ma ci dice anche che c'è un altro 50% di donne ancora fuori dal mercato del lavoro.
L'indipendenza economica è il prerequisito fondamentale della libertà personale, avere un reddito significa poter scegliere il proprio destino, anche interrompere una relazione tossica e mettersi al sicuro. Ma non basta perché la violenza può colpire anche laddove ci sono forza e autonomia.
Lo abbiamo toccato con mano e con dolore, oggi vorrei ricordare Lorena Isceri, originaria del Salento che proprio a Bari si era formata, costruendo il suo percorso di studi e la sua crescita professionale. La sua vita spezzata ci ricorda che la violenza sulle donne è una ferita aperta che ci riguarda tutti, è una emergenza di primaria importanza come ha detto il Presidente Mattarella, e il suo femminicidio impone di chiamare le cose con il loro nome, spazzando via le ipocrisie di chi ancora tenta di derubricare questi orrori a semplici fatti di cronaca passionale.
La violenza di genere si estirpa con l'educazione sessuo-affettiva e con la cultura del rispetto in ogni sua declinazione.
Tutto questo lavoro però richiede una visione complessiva e di sistema con politiche pubbliche strutturali.
Per crescere dobbiamo stare insieme, perché è dalla forza delle nostre connessioni che può nascere una nuova energia per il paese.
Pochi giorni fa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è venuta a Bari per celebrare la longevità del suo Governo. Le abbiamo dato il benvenuto e lo avremmo fatto anche oggi, perché la principale fiera economica del Mezzogiorno lo avrebbe meritato.
La longevità, naturalmente, è un valore, ma lo diventa ancora di più quando è accompagnata dalla qualità. Come ci ricordava Rita Levi-Montalcini: «meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita». È una distinzione che vale anche per la crescita di un Paese.
Una buona semina non si misura dalla quantità dei semi, ma dalla qualità di quelli capaci di germogliare e dare frutto. Così è per le politiche pubbliche: si misurano dalla capacità di trasformare le risorse in risultati e le opere in crescita.
Qualità è garantire che un'opera strategica come l'Alta Velocità Napoli-Bari venga completata nei tempi stabiliti, facendo del Mezzogiorno un vero baricentro connettivo dell'Europa.
È offrire tempi certi e rapidi alle imprese che scelgono di investire nel Sud, è finanziare con continuità la sanità pubblica e il trasporto pubblico locale.
La crescita si misura dalla qualità della vita delle persone.
Noi non chiediamo al Governo aiuti o corsie preferenziali. Il Mezzogiorno chiede che l'energia, il lavoro e i risultati che si stanno producendo qui vengano riconosciuti per quello che sono, una componente essenziale del motore del rilancio dell'intero paese.
Le nostre candidature a Capitale Italiana del Mare e a Capitale Europea del Commercio 2027 nascono da questa consapevolezza. Sono la presa d'atto di un nuovo peso specifico di Bari, della sua capacità di stare dentro le grandi trasformazioni che attraversano il Mediterraneo e l'Europa.
Siamo una città europea e mediterranea, che siede ai tavoli internazionali a testa alta, con la consapevolezza che il futuro del Mezzogiorno si costruisce, seme dopo seme, con la qualità delle scelte che facciamo oggi.
E questo lo dobbiamo alla nostra comunità, lo dobbiamo ai baresi. La vera infrastruttura che regge una città è il suo tessuto umano, la forza di sapersi riconoscere nello stesso destino.
C'è un passaggio in Siddhartha che descrive la bellezza di una comunità in cammino: "Tutte le voci, tutti i desideri, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita."
Questa città è un'unica grande musica fatta dalle voci e dalle storie di tutti coloro i quali l'hanno attraversata e la attraversano.
È la voce dei nostri giovani che chiedono spazio, il coraggio delle nostre imprenditrici, la fatica di chi lavora ogni giorno, la saggezza dei nostri anziani. Per noi che abbiamo la responsabilità e il privilegio di guidare Bari, il nostro impegno è fare in modo che nessuna voce rimanga inascoltata e che nessuno resti escluso da questo coro.
Bari ha avuto il coraggio di scommettere su sé stessa.
Oggi noi raccogliamo quella storia, con valori, prospettive e sensibilità diverse, e siamo in campo uniti per realizzare tutto il nostro potenziale, con la certezza che il futuro di Bari è il futuro del Paese intero.
Buona Fiera del Levante, buona semina a tutti noi!
Vito Leccese


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