Le riprese delle telecamere che hanno incastrato Diomede
Le riprese delle telecamere che hanno incastrato Diomede
Cronaca

Il Covid non ferma la mafia, arrestato un membro del clan Diomede per incendio aggravato

Lo scorso 3 febbraio era stata data alle fiamme la vetrina di un negozio appena inaugurato

Nonostante la pandemia, i clan baresi non hanno sospeso le proprie attività criminali. Ecco quanto emerge dall'attività investigativa sviluppata dal Nucleo Operativo della Compagnia di Bari Centro, a seguito dell'incendio appiccato, lo scorso 3 febbraio, alle vetrine di un negozio di rivendita materassi di viale unità d'Italia, da poco inaugurato.

I carabinieri della stazione di Bari Carrassi, ubicata a pochi passi dall'esercizio commerciale, unitamente a quelli del Nucleo Operativo di Compagnia, hanno immediatamente capito che non poteva trattarsi di una "bravata", indirizzando il proprio sguardo investigativo sui locali clan. Proprio dall'analisi dei sistemi di videosorveglianza di zona, quindi, sono riusciti ad immortalare prima l'evento, in cui si nota un uomo con il volto travisato che versa del liquido infiammabile sulla vetrata del negozio a cui dava fuoco, e poi tutto il percorso effettuato dall'autore dell'incendio, tanica alla mano, fino alla propria abitazione, sita a poca distanza.

Le minuziose attività di indagine dei militari dell'Arma hanno permesso di identificare rapidamente l'autore in Francesco Diomede, 51enne, pregiudicato, sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata e ritenuto affiliato all'omonimo clan. Le risultanze investigative venivano corroborate dal ritrovamento, nel corso della perquisizione domiciliare a carico dell'uomo, dell'abbigliamento indossato dallo stesso durante il delitto, immortalato dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza del luogo.

A poco più di un mese dal fatto, i Carabinieri di Bari Centro hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa sul conto del 51enne dal GIP di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica del luogo, che ha concordato pienamente con la tesi investigativa dei Carabinieri, ritenendo Diomede responsabile di tentato incendio aggravato.
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