protesta ristoratori bari
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Scuola e Lavoro

I ristoratori scendono in piazza a Bari: «Abbiamo investito in sicurezza, lo Stato ci aiuti»

In largo Giannella la manifestazione di Fipe Confcommercio e la contro protesta degli operatori del settore indipendenti

I ristoratori scendono in piazza a Bari e in altre 23 città d'Italia dopo l'emanazione del Dpcm del 24 ottobre che impone ai locali del settore di chiudere alle 18, in settimana come nei weekend. Stamattina la protesta "Siamo a terra" convocata da Fipe (Federazione italiana pubblici esercenti) in largo Giannella, dove gli operatori del settore hanno "apparecchiato la tavola" sulla pavimentazione stradale, sedendosi a terra in segno di protesta, con l'esecuzione del "Silenzio" in apertura e dell'inno di Mameli in chiusura. In Puglia sono oltre 18mila le imprese di ristorazione coinvolte dallo stop per l'emergenza Covid.

Claim della manifestazione è la dicitura, utilizzata dal governo nei decreti e nelle dichiarazioni pubbliche, di attività "non essenziale": «Con questa manifestazione - dice Nicola Pertuso, presidente Fipe Puglia - abbiamo voluto dare dignità al nostro settore. Siamo 320mila imprese in tutta Italia, abbiamo un milione e 300mila addetti e quindi è un settore che deve avere maggiore dignità. In 24 piazze in Italia oggi abbiamo protestato tutti nella stessa maniera: civilmente ma ricordando ciò che rappresentiamo».
14 fotoLa protesta dei ristoratori a Bari
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I ristoratori rimproverano all'esecutivo nazionale di aver chiesto adeguamenti di sicurezza alle loro attività, chiuse dopo aver realizzato gli interventi di messa a norma: «L'altro messaggio è legato alla sicurezza che abbiamo creato all'interno delle nostre strutture. Non è giustificato né comprensibile la riduzione di orario alle 18; ci troviamo in queste condizioni dopo aver fatto acquisti per poter mettere in sicurezza le strutture ed erogato formazione specifica al nostro personale», aggiunge Pertuso.

Di ieri la notizia dell'elaborazione del "decreto ristori" con cui il governo erogherà indennizzi alle categorie maggiormente colpite dalle restrizioni contro la diffusione del Covid-19: «Forse una delle poche cose che ci dà un po' di speranza - aggiunge Pertuso. Il governo ha iniziato a tenerci in considerazione e iniziato a erogare misure. È una goccia nell'oceano ma è già qualcosa».Sulla stessa lunghezza d'onda anche Alessandro Ambrosi, presidente di Confcommercio Bari e vicepresidente di Confcommercio nazionale: «La tutela della salute è di primaria importanza. Non abbiamo condiviso alcune regole, ma ci adeguiamo alle norme come sempre fanno in Italia gli imprenditori. La cosa che vogliamo sottolineare è che non siamo noi a procurare l'aumento dei contagi, abbiamo sempre rispettato tutte le regole, e così faremo con l'ultimo Dpcm. Con altrettanta forza, però, diciamo che dobbiamo essere aiutati e velocemente; è inconcepibile che la cassa integrazione ancora non arrivi, a questo ritmo le aziende chiuderanno irrimediabilmente. Il primo passo fatto con il Dl "ristori" è lodevole, ma ora dobbiamo vigilare e premere affinché gli aiuti arrivino il prima possibile».

Le norme anti-Covid hanno consentito solo a 60 operatori di manifestare all'interno dell'area transennata, ma all'esterno si è tenuta una contro manifestazione che ha riunito gli indipendenti del comitato Ristoratori del borgo antico di Bari, che hanno declinato l'invito di Fipe per protestare in forma autonoma con slogan e striscioni. «Meglio una chiusura totale delle attività di ristorazione adesso che questa chiusura parziale. Il nostro obiettivo deve essere quello di salvare il Natale - dice Gianni Del Mastro, presidente dei ristoratori del borgo antico. Vogliamo rimarcare una distanza dai sindacati di categoria, che in questi anni ci hanno completamente abbandonato. È una critica che viene da lontano e la ribadiamo anche oggi. Abbiamo deciso di autorappresentarci per fare venire fuori richieste che, in questi anni, non sono state rappresentate. Non possiamo sempre accettare qualcuno che decide per noi e stare zitti».

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