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Scuola e Lavoro

Fase due, Decaro: «Bar e negozi non pagheranno le imposte per periodo di chiusura»

Il sindaco: «Non possiamo chiedere le tasse per il periodo in cui non si è lavorato». Ambrosi: «Delusi dal Governo»

«Bari è sempre stata una città a vocazione commerciale, abbiamo preparato un piano per il commercio di cui vogliamo discutere con le associazioni di categoria». Lo ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari, durante un video in diretta fra i locali e i negozi chiusi in via Argiro a causa del lockdown. Adesso si inizia a parlare di "fase due", con le attività al dettaglio che riapriranno il 18 maggio, mentre bar e ristoranti la data prevista è il 1 giugno.

«Inizieremo con la riduzione delle tasse, arriveranno 3 miliardi dal Governo per compensare le mancate entrate fiscali - prosegue Decaro. Non vogliamo far pagare le tasse sui rifiuti e sull'occupazione di suolo pubblico a negozi e bar, rimasti chiusi durante il lockdown».

«Vogliamo dare a tutti la possibilità di riaprire in sicurezza, evitando contatti e assembramenti - spiega il primo cittadino. Vogliamo aumentare gratuitamente l'occupazione di suolo pubblico senza che gli esercenti facciano particolari richieste. Stiamo pensando a un contributo a fondo perduto per la ripartenza di negozi e bar. Organizzeremo incontri con le associazioni dei proprietari dei locali per chiedere che vengano spalmati gli affitti. Infine, ci sarà una piattaforma realizzata con il Politecnico di Bari per prendere appuntamenti online con i negozi e per fare le consegne a domicilio».

Critico sulle scelte dell'esecutivo è Alessandro Ambrosi, presidente di Confcommercio Bari: «Siamo confusi dalla conferenza stampa del premier Conte – dice Ambrosi intervenendo a Trm. Non si capisce con quali criteri si siano fatte le scelte, perché il 18 maggio si possano aprire i musei e per i ristoranti si debba aspettare il 1 giugno. La decisione più logica sarebbe stata fidarsi della coscienza civica degli imprenditori, dare delle direttive precise per evitare i contagi e lasciarli lavorare. Sono pessimista su quello che succederà dopo: le aziende avranno pochissime possibilità di restare in piedi».

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