famiglie senza confini
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Servizi sociali

"Famiglie senza confini", concluso il primo step del progetto

Portato a termine il corso di formazione per le prime 20 famiglie disponibili ad accogliere minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni

Si è concluso l'iter di formazione rivolto alle prime 20 famiglie delle 24 che hanno aderito a "Famiglie senza confini", il progetto sperimentale promosso dall'assessorato al Welfare in favore di minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni che, dopo prima accoglienza in comunità, potranno essere accolti presso famiglie, coppie o persone singole interessate ad offrire loro riferimenti affettivi ed educativi e a prendersene cura. In questi giorni sono in corso gli incontri individuali dell'equipe di progetto - composta da 6 psicologi, 2 assistenti sociali e 1 educatore - con le famiglie e con i minori, con l'obiettivo di delineare le caratteristiche personali, i bisogni e le risorse di ciascuno così da procedere nel migliore dei modi all'abbinamento tra le famiglie e i minori stessi.

La formazione ha riguardato aspetti fenomenologici, legali, pedagogici, psicologici, sanitari e scolastici con il supporto di esperti tra cui avvocati, giudici, psicologi e mediatori interculturali. Tutte le famiglie che hanno aderito hanno formalizzato e confermato la loro adesione al progetto. In seguito all'abbinamento, i servizi sociali, assieme alle parti coinvolte, struttureranno un piano d'intervento individualizzato che preveda obiettivi, tempi e azioni da compiere per rispondere ai bisogni rilevati. In questa fase si organizzerà anche la pratica amministrativa che definisce il contributo economico in favore della famiglia accogliente e l'attivazione della polizza assicurativa.

Dopo l'avvio dell'accoglienza familiare vera e propria saranno definiti tempi e modalità per verificare la rispondenza dell'intervento ai bisogni del minore o neomaggiorenne, con la programmazione di incontri periodici tra i gli operatori sociali, la famiglia e i ragazzi, necessari per valutare l'andamento dell'esperienza e procedere ad eventuali rimodulazioni. I minori stranieri non accompagnati attualmente ospiti delle strutture di accoglienza convenzionate con il Comune di Bari sono 246.

«Crediamo fortemente in questo progetto - commenta l'assessora al Welfare Francesca Bottalico - che promuove un patto educativo, sociale e culturale che non riguarda solo le singole famiglie e i ragazzi migranti ma coinvolge anche le istituzioni e l'intera società, in una prospettiva di comunità educante. Il nostro obiettivo è offrire a queste ragazze e a questi ragazzi, che per la quasi totalità hanno vissuto storie drammatiche, costretti ad abbandonare piccolissimi la propria famiglia e il proprio paese, il diritto a vivere in un contesto familiare, con degli adulti che si prendano cura di loro e della loro crescita, come previsto dalla Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia. Abbiamo il dovere morale, prima ancora che giuridico, di occuparci di questi minori e di impegnarci affinché abbiano la possibilità di guardare avanti, lasciandosi alle spalle le violenze e gli orrori, per costruire il proprio futuro. Le famiglie che hanno aderito al progetto sono la testimonianza di una sensibilità diffusa che sfida le parole d'ordine di questo tempo segnato dalla paura e dal razzismo e dimostra, nei fatti, che esiste un'Italia migliore, solidale e coraggiosa. Crediamo nel successo e nella generatività di questo percorso sociale e politico, confermato dalla richiesta di alcune regioni, in questi mesi, di esportare il nostro modello anche presso altre amministrazioni, come è già accaduto per altri progetti dell'assessorato, a conferma della validità delle forme di welfare di comunità che stiamo portando avanti sul territorio cittadino».

Sono partner del progetto "Famiglie senza confini" il Comune di Bari - assessorato al Welfare, la cooperativa sociale Gea, che gestisce il progetto, il Tribunale per i Minorenni di Bari, la Regione Puglia, Save the Children, l'ufficio Garante dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Puglia e l'Università degli studi "Aldo Moro" di Bari e tantissime associazioni che in questi mesi stanno dando la loro collaborazione in termini formativi e di costruzione di reti per l'inclusione.
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