
Cronaca
Dati App "Muvt" rubati, l'amministratore unico di AMTAB tranquillizza gli utenti
D'Amore: «Sono salvi quelli sensibili»
Bari - mercoledì 28 gennaio 2026
15.27
«Posso tranquillizzare gli utenti: i dati sensibili sono salvi». Lo ha detto nella giornata di mercoledì 28 gennaio l'amministratore unico di AMTAB, Luca D'Amore, a poche ore dalla diffusione della notizia del furto di dati dall'applicazione telematica "Muvt", utilizzata a Bari per i parcheggi, trasporto locale e mobilità sostenibile.
Il 23 gennaio scorso, infatti, molti automobilisti avevano ricevuto la comunicazione a circa dieci mesi di distanza dall'attacco, avvenuto a fine marzo 2025, di cambiare quanto prima la propria password. L'attacco hacker aveva provocato sia il furto delle credenziali di autenticazione, ma anche di dati personali come nome, cognome, indirizzo e-mail e codice fiscale degli utenti.
Luca D'Amore, amministratore unico di Amtab ha quindi spiegato questa mattina l'accaduto davanti alla Commissione Qualità dei Servizi presieduta da Carlo Patruno (Romito Sindaco) e quindi in quella sulla Trasparenza, guidata da Antonio Ciaula (Fratelli d'Italia).
«Tra il 29 e il 30 marzo scorsi il server della Pluservice - piattaforma sulla quale si basa l'app Muvt - avevano subito un data breach. Amtab, il 30 marzo, aveva ricevuto una comunicazione dall'azienda per una possibile attività sospetta, con rassicurazione che non vi fossero state particolari violazioni. Il 7 aprile, MyCicero - ha spiegato ancora D'Amore - ha comunicato ufficialmente con Pec che c'era stato il data breach, con specificazione che non erano stati trafugati dati sensibili, finanziari e bancari. Due giorni dopo la nostra azienda ha trasmesso una comunicazione preliminare sul fatto ai garanti della Privacy e della Cyber Sicurezza».
Il 4 agosto era stata l'Autorità Garante ad ingiungere alla Pluservice di comunicare a tutti gli utenti quanto era accaduto e l'Amtab sarebbe stata avvisata il 20 agosto e, pur essendosi mossa con tempestività, starebbe «valutando tutte le azioni a tutela rispetto a questa situazione». Polizia postale e Procura della Repubblica sono state allertate e soprattutto non si conosce al momento il destino della società che gestiva l'applicazione. Fondamentale sapere per gli utenti che i dati sensibili non sarebbero stati trafugati. Poi sarà la magistratura, eventualmente, a far luce sull'accaduto e soprattutto sulle responsabilità.
Il 23 gennaio scorso, infatti, molti automobilisti avevano ricevuto la comunicazione a circa dieci mesi di distanza dall'attacco, avvenuto a fine marzo 2025, di cambiare quanto prima la propria password. L'attacco hacker aveva provocato sia il furto delle credenziali di autenticazione, ma anche di dati personali come nome, cognome, indirizzo e-mail e codice fiscale degli utenti.
Luca D'Amore, amministratore unico di Amtab ha quindi spiegato questa mattina l'accaduto davanti alla Commissione Qualità dei Servizi presieduta da Carlo Patruno (Romito Sindaco) e quindi in quella sulla Trasparenza, guidata da Antonio Ciaula (Fratelli d'Italia).
«Tra il 29 e il 30 marzo scorsi il server della Pluservice - piattaforma sulla quale si basa l'app Muvt - avevano subito un data breach. Amtab, il 30 marzo, aveva ricevuto una comunicazione dall'azienda per una possibile attività sospetta, con rassicurazione che non vi fossero state particolari violazioni. Il 7 aprile, MyCicero - ha spiegato ancora D'Amore - ha comunicato ufficialmente con Pec che c'era stato il data breach, con specificazione che non erano stati trafugati dati sensibili, finanziari e bancari. Due giorni dopo la nostra azienda ha trasmesso una comunicazione preliminare sul fatto ai garanti della Privacy e della Cyber Sicurezza».
Il 4 agosto era stata l'Autorità Garante ad ingiungere alla Pluservice di comunicare a tutti gli utenti quanto era accaduto e l'Amtab sarebbe stata avvisata il 20 agosto e, pur essendosi mossa con tempestività, starebbe «valutando tutte le azioni a tutela rispetto a questa situazione». Polizia postale e Procura della Repubblica sono state allertate e soprattutto non si conosce al momento il destino della società che gestiva l'applicazione. Fondamentale sapere per gli utenti che i dati sensibili non sarebbero stati trafugati. Poi sarà la magistratura, eventualmente, a far luce sull'accaduto e soprattutto sulle responsabilità.
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