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Cronaca
Dalla Campania i rifiuti finivano anche nella zona industriale di Bari
Tra i 34 siti usati per gli sversamenti di rifiuti speciali e pericolsi c'era anche un capannone in disuso in via Columbo
Bari - lunedì 1 giugno 2026
16.37
Anche la zona industriale di Bari come discarica dei rifiuti provenienti dalla Campania. Lo rivela l'operazione Erebus, nome in codice delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e dei Carabinieri che, in due anni e mezzo di attività investigativa, hanno documentato 126 episodi di sversamenti illeciti di rifiuti.
Circa 3.500 le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente da organizzazioni criminali cerignolane e salernitane, spesso bruciati, per lo più nelle province di Foggia, di Barletta-Andria-Trani, tra cui le campagne del Tavoliere, e dell'area metropolitana di Bari il parco nazionale dell'Alta Murgia, terreni agricoli di privati cittadini, cave, capannoni industriali dismessi. 19 le persone arrestate (gli indagati sono 30 in tutto), 16 le aziende del settore finite sotto inchiesta e 132 i capi di imputazione.
Tra i 34 siti utilizzati per gli sversamenti illegali, c'era anche un capannone in disuso nella zona industriale di Bari, in via Columbo: al suo interno, infatti, sarebbero stati smaltiti, il 6 marzo 2023, «circa 60 mc di rifiuti speciali pericolosi non recuperabili - è scritto - provenienti dall'impianto di trattamento BRI. Ecologica s.r.l.» di Brindisi (una delle 16 società indagate). Per questo capo di imputazione, il 95, risultano indagate 5 persone, fra trasportatori, legali rappresentanti e procuratori.
In molti casi il materiale è stato bruciato, creando inquinamento. Numeri monstre che sono il riassunto di un'ordinanza della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, su richiesta dei pubblici ministeri Marco D'Agostino e Domenico Minardi. Gli sversamenti illeciti sono avvenuti quasi tutti in Puglia.
Circa 3.500 le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente da organizzazioni criminali cerignolane e salernitane, spesso bruciati, per lo più nelle province di Foggia, di Barletta-Andria-Trani, tra cui le campagne del Tavoliere, e dell'area metropolitana di Bari il parco nazionale dell'Alta Murgia, terreni agricoli di privati cittadini, cave, capannoni industriali dismessi. 19 le persone arrestate (gli indagati sono 30 in tutto), 16 le aziende del settore finite sotto inchiesta e 132 i capi di imputazione.
Tra i 34 siti utilizzati per gli sversamenti illegali, c'era anche un capannone in disuso nella zona industriale di Bari, in via Columbo: al suo interno, infatti, sarebbero stati smaltiti, il 6 marzo 2023, «circa 60 mc di rifiuti speciali pericolosi non recuperabili - è scritto - provenienti dall'impianto di trattamento BRI. Ecologica s.r.l.» di Brindisi (una delle 16 società indagate). Per questo capo di imputazione, il 95, risultano indagate 5 persone, fra trasportatori, legali rappresentanti e procuratori.
In molti casi il materiale è stato bruciato, creando inquinamento. Numeri monstre che sono il riassunto di un'ordinanza della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, su richiesta dei pubblici ministeri Marco D'Agostino e Domenico Minardi. Gli sversamenti illeciti sono avvenuti quasi tutti in Puglia.



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