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Bimbo iperattivo emarginato a scuola, il parere di educatori e pedagogisti

Abbiamo interpellato degli esperti per comprendere quali siano gli atteggiamenti da adottare in classe per casi del genere

Torna a scuola e scopre che tutti i suoi compagni hanno chiesto il trasferimento in un'altra classe o addirittura in un altro istituto. La triste storia a Bari di un bambino di 7 anni con disturbo del deficit dell'attenzione e dell'iperattività (sindrome Adhd). Un caso che ha destato scalpore, perché di mezzo ci è finito un bimbo che avrebbe avuto bisogno di un'assistenza specifica per via del suo deficit.

«Servirebbe un educatore che conosca bene e sappia applicare il metodo comportamentale per gestire e ridurre i comportamenti problema e poi strutturare attività in modo che siano sostenibili dall'alunno rispetto ai sui tempi di attenzione – ci spiega la dottoressa Angela Torelli, educatrice e pedagogista. Bisogna strutturare anche tutto il contesto per fare in modo che il comportamento di tutti coloro che ruotano intorno a lui sia univoco e possa portare alla progressiva riduzione in frequenza e intensità dei comportamenti problema. Questo è quel che dovrebbe avvenire in linea generale. Bisogna poi anche osservare la situazione specifica dell'alunno e tutte le dinamiche relazionali del contesto-classe».

Quando si tratta di bambini con la sindrome Adhd, che comporta disturbi dell'attenzione e iperattività, è quindi auspicabile la collaborazione tra docente curricolare, docente di sostegno, educatore e pedagogista affinché la didattica venga coordinata in modo funzionale agli interventi educativi rivolti agli alunni con bisogni educativi specifici. Ce lo spiega la dottoressa Roberta Panuzzo, anche lei in qualità di educatrice e pedagogista esperta. «I bambini Adhd hanno un livello più basso di "arousal" rispetto agli altri bambini. Pertanto l'iperattività è una risposta organismica di compensazione della sottoattivazione. L'impulsività e la disattenzione tipica degli Adhd dipendono proprio da un "deficit energetico" che inficia la capacità di gestire le proprie risorse cognitive».

Si tratta, infatti, di una premessa fondamentale se si vuole comprendere «L'importanza dell'intervento educativo per aiutare l'Adhd a lavorare sulle sue capacità di autoregolazione autonoma, cosciente e attiva, ovvero educarlo a controllare i comportamenti di compiacenza, la posticipazione delle gratificazioni, gli impulsi e gli affetti, l'attività verbale e motoria, i comportamenti socialmente approvati – continua la dottoressa Panuzzo. Le capacità attentive compromesse vanno sostenute con richiami (anche agli eventi negativi) mantenendo il contatto oculare, ponendo domande interessanti, argomentando col supporto di riferimenti visivi, variando il tono di voce, modulando la mimica, creando aspettativa, ridimensionando i tempi delle attività, strutturando attività in piccoli gruppi».

Attorno al bimbo Adhd, dunque, gli insegnanti hanno il compito di creare un vero e proprio "micoroclima" che renda tutto il contesto-classe capace di gestire al meglio la situazione. La dottoressa Panuzzo conclude: «L'organizzazione della classe favorisce inoltre un miglior controllo delle fonti di distrazione. Rendere, soprattutto il bambino Adhd consapevole dell'inadeguatezza dei comportamenti inappropriati e rinforzare gratificando quelli adeguati: sono questi gli interventi educativi per una disciplina costruttiva».
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