
Vita di città
L'ultimo presepe di Sebastiano Capogna sarà donato ad un convento di Tagliacozzo
La sua antica barberia a Catino chiuderà alla fine del 2026. Quest'anno ad ispirarlo l'ottavo centenario dalla morte di San Francesco d'Assisi
Bari - martedì 22 settembre 2026
Sarà l'ultimo perché la sua antica barberia, nel quartiere Catino di Bari, purtroppo chiuderà a fine anno.
Per Sebastiano Capogna il dolore è tanto, perché sotto le mani di tre generazioni della sua famiglia sono passati migliaia di clienti. Una dinastia che si esaurirà, nessuno proseguirà (almeno per ora) l'opera artigiana sua, di suo fratello Felice e prima ancora di papà Emanuele, suo malgrado finito anche nei libri.
Per onorare al meglio anche il Natale 2026, Nino Capogna, come è chiamato il figaro di Santo Spirito, ha realizzato un presepe più piccolo rispetto a quello che lo ha reso celebre e pluripremiato in tutta Bari, ma con una novità: è la riproduzione in scala minore della chiesa del Convento di San Francesco a Tagliacozzo, nell'aquilano.
La scelta è presto spiegata: Nino Capogna, durante il suo servizio militare, aveva conosciuto due gemelli, oggi entrambi frati, entrambi facenti parti della comunità francescana del comune abruzzese.
E proprio a Tagliacozzo finirà quel presepe che, come sempre nella migliore tradizione pugliese, mescola elementi storici con qualcosa di contemporaneo. La riproduzione in scala della chiesa è semplicemente straordinaria, ancora una volta realizzata con materiali poveri o riciclati. Un omaggio al Santo poverello di Assisi ad otto secoli dal suo dies natalis.
Ottocento anni dopo la sua morte, più di otto secoli dopo il primo presepe realizzato a Greccio, nel reatino, da San Francesco d'Assisi, quella Natività rappresenterà l'unione tra due comunità, quella barese e quella tagliacozzana, messe in comunicazione da due fraticelli e da un barbiere con la fede nel cuore. Il presepe, dopo il 27 dicembre prossimo, infatti, sarà donato al Convento e resterà nel chiostro abruzzese in via permanente.
Il figaro barese si congederà in grande stile da chi lo ama e lo stima non solo professionalmente. Nel silenzio delle istituzione un'altra bottega chiuderà in periferia per raggiunti limiti d'età del suo titolare, ma ciò che resterà saranno anche quei presepi che hanno fatto la storia di Santo Spirito e Catino. Periferie sì, ma con il loro bagaglio di tradizioni e cultura che non possono essere cancellate da una turistificazione di massa che sembra essere l'unico obiettivo di una classe politica miope.
Per Sebastiano Capogna il dolore è tanto, perché sotto le mani di tre generazioni della sua famiglia sono passati migliaia di clienti. Una dinastia che si esaurirà, nessuno proseguirà (almeno per ora) l'opera artigiana sua, di suo fratello Felice e prima ancora di papà Emanuele, suo malgrado finito anche nei libri.
Per onorare al meglio anche il Natale 2026, Nino Capogna, come è chiamato il figaro di Santo Spirito, ha realizzato un presepe più piccolo rispetto a quello che lo ha reso celebre e pluripremiato in tutta Bari, ma con una novità: è la riproduzione in scala minore della chiesa del Convento di San Francesco a Tagliacozzo, nell'aquilano.
La scelta è presto spiegata: Nino Capogna, durante il suo servizio militare, aveva conosciuto due gemelli, oggi entrambi frati, entrambi facenti parti della comunità francescana del comune abruzzese.
E proprio a Tagliacozzo finirà quel presepe che, come sempre nella migliore tradizione pugliese, mescola elementi storici con qualcosa di contemporaneo. La riproduzione in scala della chiesa è semplicemente straordinaria, ancora una volta realizzata con materiali poveri o riciclati. Un omaggio al Santo poverello di Assisi ad otto secoli dal suo dies natalis.
Ottocento anni dopo la sua morte, più di otto secoli dopo il primo presepe realizzato a Greccio, nel reatino, da San Francesco d'Assisi, quella Natività rappresenterà l'unione tra due comunità, quella barese e quella tagliacozzana, messe in comunicazione da due fraticelli e da un barbiere con la fede nel cuore. Il presepe, dopo il 27 dicembre prossimo, infatti, sarà donato al Convento e resterà nel chiostro abruzzese in via permanente.
Il figaro barese si congederà in grande stile da chi lo ama e lo stima non solo professionalmente. Nel silenzio delle istituzione un'altra bottega chiuderà in periferia per raggiunti limiti d'età del suo titolare, ma ciò che resterà saranno anche quei presepi che hanno fatto la storia di Santo Spirito e Catino. Periferie sì, ma con il loro bagaglio di tradizioni e cultura che non possono essere cancellate da una turistificazione di massa che sembra essere l'unico obiettivo di una classe politica miope.


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