DSC Andrea Miconi
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Eventi e cultura

“L’estranea”, tra amore e controllo: il nuovo film del regista coratino Paolo Strippoli

La redazione di BariViva racconta in anteprima il nuovo film in concorso agli Oscar

In anteprima per BariViva, al Galleria Multicinema, "L'estranea", il nuovo thriller psicologico del regista coratino Paolo Strippoli. «Pietà e terrore, violenza e tenerezza» sono le parole che meglio descrivono un film che, dopo la presentazione alla Biennale di Venezia, prosegue il suo viaggio oltreoceano, rappresentando l'Italia agli Oscar. Ne "L'estranea", terzo film della "trilogia della pioggia", emerge un Strippoli audace e maturo, capace di raccontare una storia familiare fatta di amore, dolore, controllo e fragilità.

Catartico è il filo sottile tra male e bene. «Quanto male possiamo compiere scambiandolo per amore?» è la domanda che ogni spettatore si pone osservando le vicende della famiglia Colonna. Un viaggio nella tragica storia di questa famiglia borghese di Bari, che si sviluppa in quattro capitoli, ognuno dedicato a un componente della famiglia.

«Tutto quello che credi di sapere sulla storia della nostra famiglia è una bugia.» È così che Anna, interpretata da Jasmine Trinca, racconta a sua figlia Alice, Romana Maggiora Vergano, la verità. Una verità che spiazza lo spettatore, lo intriga, lo tiene incollato allo schermo. Una storia che passa attraverso gli occhi di una madre che vuole proteggere i suoi figli a qualsiasi costo. Ed è qui che Strippoli affronta il concetto di genitorialità. Un senso di responsabilità malato, che porterà Anna a compiere delle scelte crudeli e a decidere il destino dei propri cari.



Il film è pieno di «atti di amore sbagliato», direbbe Adriano Giannini sul suo personaggio, il padre della famiglia Colonna. Due genitori che non accolgono la fragilità dei figli e scambiano la protezione per controllo. Oltre alla genitorialità, è presente il tema dell'impotenza dell'essere umano davanti agli eventi della vita, l'impossibilità di controllare tutto ciò che li circonda.

Ed è proprio qui che assume un valore simbolico anche la pioggia, elemento ricorrente della trilogia di Strippoli. È un fenomeno meteorologico che contrasta il volere degli umani e che non si può controllare. Arriva, cambia l'ambiente e condiziona la vita dei personaggi senza che possano fare nulla per impedirlo.

Cardine della storia è il personaggio dell'"Estranea", interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, una figura mistica che rappresenta l'imprevisto, una donna affascinante che con cinismo e un pizzico di ironia entra nella vita e nella testa di Anna. È ciò che rompe gli equilibri e costringe la protagonista a confrontarsi con qualcosa che non può controllare.



La figlia Alice rappresenta lo sguardo lucido in tutta la storia. Una ragazza che ha sentito il bisogno di allontanarsi da questa madre ingombrante, ma non fugge abbastanza lontano. La verità la raggiunge in modo crudele e inaspettato. Strippoli crea un clima di suspense e tensione attraverso la scelta dei colori, delle luci e soprattutto dei suoni, molto simili a quelli utilizzati nel cinema horror. È una tensione che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film e che rende costante la sensazione che qualcosa stia per accadere.



La contrapposizione è presente anche nelle scelte scenografiche. Strippoli contrappone posti ariosi, illuminati e colorati a luoghi chiusi, claustrofobici e bui. Gli spazi diventano così un'estensione dello stato d'animo dei personaggi.

«Non poteva concludersi in altro modo», Jasmine Trinca su "L'estranea". Un finale madre-figlia quasi commovente, che chiude una storia paradossale e dolorosa e che, proprio per questo, non poteva che concludersi così.



«La spirale è la geometria del film», spiega Strippoli. È un elemento che si ripete dall'inizio alla fine del lungometraggio e che rappresenta la vita di ogni componente della famiglia, incastrati in un tornado che li porta sempre al punto di partenza. Lo ritroviamo anche nella composizione del film stesso: infatti, i capitoli sono sempre più brevi e concitati.

Un film pieno di dettagli e particolarità. Per esempio, Anna, Jasmine Trinca, mangia ripetutamente "spirali di liquirizia", definite da Strippoli stesso un "dispositivo di compensazione", un modo per alleviare il dolore. Anche questo dettaglio richiama la spirale, che diventa così non solo la geometria del film, ma anche quella dei suoi personaggi, incapaci di uscire da un meccanismo che li riporta continuamente al punto di partenza.



Ed è forse proprio nella contrapposizione tra ciò che l'uomo vorrebbe controllare e ciò che invece gli sfugge che si trova il cuore de "L'estranea". La pioggia, l'Estranea e la spirale raccontano la stessa impossibilità: quella dell'essere umano di avere il pieno controllo sulla propria vita e su quella delle persone che ama.

«Pietà e terrore, violenza e tenerezza»: quattro parole che sembrano opporsi e che invece, ne "L'estranea", finiscono per convivere nella stessa famiglia, nello stesso gesto, nello stesso atto d'amore.
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