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Attualità
Danaro pubblico per uso personale: tra gli indagati il dg di Pugliapromozione
Sequestro preventivo da 1,3 milioni di euro da parte della Guardia di Finanza
Bari - giovedì 4 giugno 2026
20.28
Con l'accusa di peculato, la Guardia di Finanza di Bari ha operato nelle province di Bari e Foggia nei confronti di tre persone, come riportato anche dalla nostra testata nelle scorse ore. Tra di esse, secondo fonti investigative, serebbe emerso anche il nome del direttore generale di Pugliapromozione, Luca Scandale. Oltre a lui, sarebbero finiti nella rete delle Fiamme Gialle anche l'ex responsabile dell'ufficio paghe e pagamenti dell'Agenzia del Turismo della Regione Puglia, Vito Mastrorosa e l'addetto allo stesso ufficio, Nicola Lattarulo.
Tra il 2024 ed il 2025, nell'ambito della stessa inchiesta, erano stati eseguiti altri tre sequestri del valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro nei confronti di altri indagati, l'ex dg Matteo Minchillo, deceduto, e suo figlio Michele. I fatti contestati a tutti gli indagati, saliti quindi a 13, risalgono al periodo tra il 2017 ed il 2023.
Secondo l'impianto accusatorio «avrebbero sistematicamente dirottato denaro pubblico per oltre 2,5 milioni di euro, di cui avevano il possesso per motivi inerenti al proprio ufficio, appropriandosene per finalità di natura esclusivamente personale». Ancora, secondo gli investigatori tutte le persone indagate avrebbero agito «nella consapevolezza della provenienza illecita del denaro, avrebbero contribuito a ripulire le somme a loro accreditate, nonché a reimpiegare i beni strumentali acquistati con i soldi pubblici in attività economiche».
Per la Giudice per le Indagini Preliminari, Antonella Cafagna, firmataria del provvedimento, «il meccanismo appariva connotato da un modus operandi consolidato, di cui gli indagati erano protagonisti consapevoli: essi, tutti dotati di credenziali dispositive del conto di tesoreria dell'ente, disponevano materialmente i pagamenti, inserivano le voci indebite nelle buste paga e autorizzavano i bonifici».
Tutto al vaglio della magistratura che valuterà il castello accusatorio ed eventualmente deciderà se rinviare a giudizio o meno le persone indagate.
Tra il 2024 ed il 2025, nell'ambito della stessa inchiesta, erano stati eseguiti altri tre sequestri del valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro nei confronti di altri indagati, l'ex dg Matteo Minchillo, deceduto, e suo figlio Michele. I fatti contestati a tutti gli indagati, saliti quindi a 13, risalgono al periodo tra il 2017 ed il 2023.
Secondo l'impianto accusatorio «avrebbero sistematicamente dirottato denaro pubblico per oltre 2,5 milioni di euro, di cui avevano il possesso per motivi inerenti al proprio ufficio, appropriandosene per finalità di natura esclusivamente personale». Ancora, secondo gli investigatori tutte le persone indagate avrebbero agito «nella consapevolezza della provenienza illecita del denaro, avrebbero contribuito a ripulire le somme a loro accreditate, nonché a reimpiegare i beni strumentali acquistati con i soldi pubblici in attività economiche».
Per la Giudice per le Indagini Preliminari, Antonella Cafagna, firmataria del provvedimento, «il meccanismo appariva connotato da un modus operandi consolidato, di cui gli indagati erano protagonisti consapevoli: essi, tutti dotati di credenziali dispositive del conto di tesoreria dell'ente, disponevano materialmente i pagamenti, inserivano le voci indebite nelle buste paga e autorizzavano i bonifici».
Tutto al vaglio della magistratura che valuterà il castello accusatorio ed eventualmente deciderà se rinviare a giudizio o meno le persone indagate.


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