
Attualità
Cocciniglie dei lecci, al via il controllo biologico alla scuola Iqbal Masih a Bari
Sono stati rilasciati insetti antagonisti, comunemente conosciuti come “coccinelle”
Bari - martedì 29 settembre 2026
14.32 Comunicato Stampa
È partito questa mattina, nel plesso Iqbal Masih del Circolo Re David, alla presenza di alunni e insegnanti, il primo intervento di controllo biologico delle cocciniglie che infestano i lecci cittadini, attraverso il rilascio di insetti antagonisti naturali, comunemente conosciuti come "coccinelle".
Un'azione sperimentale che rientra nel più ampio percorso di monitoraggio e trattamento a tutela del patrimonio arboreo avviato dall'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia con il Comune di Bari e l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
All'iniziativa hanno partecipato l'assessora comunale al Clima, Transizione ecologica e Ambiente Elda Perlino, l'assessore regionale all'Agricoltura e Sviluppo rurale Francesco Paolicelli e il dirigente dell'Osservatorio Fitosanitario regionale Salvatore Infantino. All'evento è intervenuta anche la presidente del Municipio II Alessandra Lopez.
L'intervento ha riguardato il rilascio, in quantità calibrate sulle piante di leccio e pino, di insetti utili appartenenti alla famiglia dei Coccinellidi, antagonisti naturali delle cocciniglie. In particolare, il programma prevede l'impiego di Exochomus quadripustulatus e Cryptolaemus montrouzieri, con l'obiettivo di contenere progressivamente le popolazioni di cocciniglie attive sui lecci e sui pini e ridurre il più possibile il ricorso a prodotti fitosanitari.
Il controllo biologico rappresenta solo uno degli strumenti messi in campo: il deperimento e il disseccamento osservati sui lecci di Bari costituiscono infatti un fenomeno complesso, la cui causa non è stata ancora individuata in maniera univoca.
Il cosiddetto Complesso del Disseccamento delle Querce (Co.Di.Que.) è oggetto di approfondimenti a livello regionale e nazionale e coinvolge anche altri territori italiani ed europei. Le cocciniglie, in particolare Kermes vermilio e Nidularia pulvinata, sono diffuse sui lecci cittadini e possono contribuire a indebolire piante già sottoposte a condizioni di stress, ma non è stato accertato che siano la causa del disseccamento.
«Questa sperimentazione è un tentativo di salvare i nostri lecci e di contrastare l'invasione delle cocciniglie apparse anche sui pini - ha spiegato Elda Perlino -. Bari è stata scelta come città modello per sperimentare, insieme all'Osservatorio fitosanitario regionale, un protocollo di trattamenti e azioni di contrasto mirate. La lotta biologica attraverso le coccinelle è un'esperienza già sperimentata in altre città italiane, che oggi riproduciamo per la prima volta in una grande città come Bari, nella speranza che possa contribuire a contenere gli effetti delle cocciniglie e a tutelare il nostro patrimonio arboreo.
I lecci della città sono circa 3.000 e, secondo i nostri rilievi, oltre 1.700 sono interessati da questa problematica, che si sovrappone al fenomeno del disseccamento delle querce, la cui natura non è ancora pienamente nota. Per questo stiamo mettendo in campo, insieme alla Regione, all'Osservatorio e all'Università - che ringrazio a nome dell'amministrazione comunale - tutte le azioni possibili, dai trattamenti fitosanitari tradizionali a questo nuovo tentativo sperimentale. I lecci sono alberi identitari della nostra città e rappresentano un patrimonio di grande valore ambientale e paesaggistico; non a caso sono tutelati dalla Soprintendenza, anch'essa a partecipare ai lavori del tavolo istituito dall'Osservatorio fitosanitario regionale con l'obiettivo di mettere a punto un protocollo condiviso proprio per il contrasto all'essiccamento dei lecci».
La sperimentazione, che avrà una durata di 24 mesi, prevede un approccio integrato, differenziato in relazione alle condizioni delle piante, alla loro localizzazione e agli esiti del monitoraggio. Il programma comprende sopralluoghi periodici - almeno tre all'anno - per verificare lo stato di salute degli alberi, la presenza e l'andamento delle popolazioni di cocciniglie, eventuali altri organismi dannosi e la presenza degli insetti utili; interventi per migliorare le condizioni del terreno e delle radici, riducendo la compattazione e gestendo il fabbisogno idrico; potature e rimozioni mirate dei rami maggiormente compromessi; azioni di controllo biologico e, nei casi ritenuti necessari sulla base delle valutazioni tecniche, eventuali interventi con prodotti fitosanitari autorizzati.
Sono inoltre previste prove pilota e confronti tra differenti modalità di intervento, con il coinvolgimento dell'Università degli Studi di Bari, così da verificare nel tempo l'efficacia delle diverse strategie e orientare le successive azioni attraverso una cabina di regia tecnica.
«Il disseccamento dei lecci è una problematica che non riguarda soltanto Bari, ma molte città italiane, e che è legata principalmente agli effetti del cambiamento climatico - ha dichiarato Francesco Paolicelli -. La presenza della cocciniglia contribuisce al depotenziamento degli alberi e oggi avviamo una sperimentazione che durerà 24 mesi e che coinvolge l'Osservatorio Fitosanitario regionale, il Comune di Bari e l'Università. Abbiamo costruito questo protocollo nei mesi scorsi e oggi lo mettiamo in atto attraverso gli antagonisti naturali della cocciniglia.
La sperimentazione comprenderà monitoraggio, controllo, potature e interventi sul suolo, per utilizzare tutti gli strumenti disponibili e verificare quali siano più efficaci. Il fatto di realizzare questo primo intervento in una scuola è particolarmente significativo, perché ci consente di trasmettere anche ai ragazzi quanto sia fondamentale la biodiversità e quanto sia possibile utilizzare sistemi biologici per tutelare le nostre alberature. L'obiettivo è verificare i risultati di questa esperienza a Bari e, se le condizioni lo consentiranno, mettere a disposizione quanto appreso anche per altri territori della nostra regione».
«Ci troviamo di fronte a una malattia di cui non conosciamo ancora le cause - ha sottolineato Salvatore Infantino -. È quindi fondamentale studiare e approfondire per comprenderne l'eziologia. Nel frattempo dobbiamo prendere tempo, affinché la ricerca possa produrre una soluzione utile a risolvere completamente il problema. Quello che facciamo oggi è intervenire su un fattore concreto, la presenza della cocciniglia, attraverso insetti utili che possono contribuire a ridurne la popolazione. Non siamo però sicuri che la cocciniglia sia la causa del disseccamento: abbiamo trovato anche funghi e batteri e il fenomeno deve quindi essere ulteriormente studiato».
Un elemento particolarmente importante, nell'ambito della sperimentazione, riguarda la scelta del momento in cui intervenire. La lotta biologica, infatti, richiede un monitoraggio costante del ciclo degli organismi che si intendono contrastare.
«È fondamentale individuare il momento ottimale per l'intervento - ha spiegato ancora Infantino -. Gli ispettori fitosanitari, insieme ai colleghi del Comune e dell'Università, stanno monitorando il patrimonio e lo stato di salute delle piante proprio perché ogni intervento possa essere realizzato nel momento più favorevole. Nel caso degli insetti utili, il rilascio quando l'insetto che vogliamo contrastare si trova nella fase più debole, e risulta quindi più facilmente aggredibile. In questo periodo la cocciniglia si trova in una fase di maggiore vulnerabilità ed è la ragione dell'intervento odierno, che sarà seguito da altri lanci».
Il patrimonio interessato dall'attività di monitoraggio è particolarmente significativo. Il protocollo riguarda, tra gli altri, gli oltre 200 lecci di piazza Umberto e i circa 480 di corso Cavour, oltre alle alberature presenti in piazza Garibaldi e in altre aree della città.
L'obiettivo del percorso avviato a Bari è duplice: contenere nel breve periodo uno dei fattori di stress che interessano i lecci e, parallelamente, approfondire le cause del complesso fenomeno del disseccamento, senza anticipare conclusioni che la ricerca non ha ancora raggiunto. L'azione di controllo biologico dovrà essere verificata attraverso i successivi rilievi e integrata con la gestione del suolo, la cura delle chiome, il monitoraggio fitosanitario e le attività di ricerca.
È ormai consapevolezza diffusa che gli alberi costituiscono una componente essenziale del verde urbano, contribuendo alla qualità dell'aria, alla mitigazione degli effetti delle alte temperature e alla qualità complessiva degli spazi cittadini: la sperimentazione avviata oggi punta quindi a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per preservare, nel tempo, questo patrimonio.
La scelta di una scuola come sede del primo rilascio ha anche una finalità educativa: mostrare concretamente ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze della città, che la cura del verde urbano può passare attraverso l'equilibrio degli ecosistemi e la valorizzazione degli organismi utili.
L'iniziativa odierna, oltre che alla scuola Iqbal Masih, è stata replicata al parco 2 Giugno, nella Pineta San Luca e nel giardino di piazza Garibaldi. Nella giornata del prossimo 6 ottobre il lancio degli insetti antagonisti avverrà nella scuola dell'Infanzia e Primaria statale "Armando Diaz" a Carbonara, nel Parco Romita al san Paolo e in piazza Stazione e/o piazza Bellini a Palese.
Un'azione sperimentale che rientra nel più ampio percorso di monitoraggio e trattamento a tutela del patrimonio arboreo avviato dall'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia con il Comune di Bari e l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
All'iniziativa hanno partecipato l'assessora comunale al Clima, Transizione ecologica e Ambiente Elda Perlino, l'assessore regionale all'Agricoltura e Sviluppo rurale Francesco Paolicelli e il dirigente dell'Osservatorio Fitosanitario regionale Salvatore Infantino. All'evento è intervenuta anche la presidente del Municipio II Alessandra Lopez.
L'intervento ha riguardato il rilascio, in quantità calibrate sulle piante di leccio e pino, di insetti utili appartenenti alla famiglia dei Coccinellidi, antagonisti naturali delle cocciniglie. In particolare, il programma prevede l'impiego di Exochomus quadripustulatus e Cryptolaemus montrouzieri, con l'obiettivo di contenere progressivamente le popolazioni di cocciniglie attive sui lecci e sui pini e ridurre il più possibile il ricorso a prodotti fitosanitari.
Il controllo biologico rappresenta solo uno degli strumenti messi in campo: il deperimento e il disseccamento osservati sui lecci di Bari costituiscono infatti un fenomeno complesso, la cui causa non è stata ancora individuata in maniera univoca.
Il cosiddetto Complesso del Disseccamento delle Querce (Co.Di.Que.) è oggetto di approfondimenti a livello regionale e nazionale e coinvolge anche altri territori italiani ed europei. Le cocciniglie, in particolare Kermes vermilio e Nidularia pulvinata, sono diffuse sui lecci cittadini e possono contribuire a indebolire piante già sottoposte a condizioni di stress, ma non è stato accertato che siano la causa del disseccamento.
«Questa sperimentazione è un tentativo di salvare i nostri lecci e di contrastare l'invasione delle cocciniglie apparse anche sui pini - ha spiegato Elda Perlino -. Bari è stata scelta come città modello per sperimentare, insieme all'Osservatorio fitosanitario regionale, un protocollo di trattamenti e azioni di contrasto mirate. La lotta biologica attraverso le coccinelle è un'esperienza già sperimentata in altre città italiane, che oggi riproduciamo per la prima volta in una grande città come Bari, nella speranza che possa contribuire a contenere gli effetti delle cocciniglie e a tutelare il nostro patrimonio arboreo.
I lecci della città sono circa 3.000 e, secondo i nostri rilievi, oltre 1.700 sono interessati da questa problematica, che si sovrappone al fenomeno del disseccamento delle querce, la cui natura non è ancora pienamente nota. Per questo stiamo mettendo in campo, insieme alla Regione, all'Osservatorio e all'Università - che ringrazio a nome dell'amministrazione comunale - tutte le azioni possibili, dai trattamenti fitosanitari tradizionali a questo nuovo tentativo sperimentale. I lecci sono alberi identitari della nostra città e rappresentano un patrimonio di grande valore ambientale e paesaggistico; non a caso sono tutelati dalla Soprintendenza, anch'essa a partecipare ai lavori del tavolo istituito dall'Osservatorio fitosanitario regionale con l'obiettivo di mettere a punto un protocollo condiviso proprio per il contrasto all'essiccamento dei lecci».
La sperimentazione, che avrà una durata di 24 mesi, prevede un approccio integrato, differenziato in relazione alle condizioni delle piante, alla loro localizzazione e agli esiti del monitoraggio. Il programma comprende sopralluoghi periodici - almeno tre all'anno - per verificare lo stato di salute degli alberi, la presenza e l'andamento delle popolazioni di cocciniglie, eventuali altri organismi dannosi e la presenza degli insetti utili; interventi per migliorare le condizioni del terreno e delle radici, riducendo la compattazione e gestendo il fabbisogno idrico; potature e rimozioni mirate dei rami maggiormente compromessi; azioni di controllo biologico e, nei casi ritenuti necessari sulla base delle valutazioni tecniche, eventuali interventi con prodotti fitosanitari autorizzati.
Sono inoltre previste prove pilota e confronti tra differenti modalità di intervento, con il coinvolgimento dell'Università degli Studi di Bari, così da verificare nel tempo l'efficacia delle diverse strategie e orientare le successive azioni attraverso una cabina di regia tecnica.
«Il disseccamento dei lecci è una problematica che non riguarda soltanto Bari, ma molte città italiane, e che è legata principalmente agli effetti del cambiamento climatico - ha dichiarato Francesco Paolicelli -. La presenza della cocciniglia contribuisce al depotenziamento degli alberi e oggi avviamo una sperimentazione che durerà 24 mesi e che coinvolge l'Osservatorio Fitosanitario regionale, il Comune di Bari e l'Università. Abbiamo costruito questo protocollo nei mesi scorsi e oggi lo mettiamo in atto attraverso gli antagonisti naturali della cocciniglia.
La sperimentazione comprenderà monitoraggio, controllo, potature e interventi sul suolo, per utilizzare tutti gli strumenti disponibili e verificare quali siano più efficaci. Il fatto di realizzare questo primo intervento in una scuola è particolarmente significativo, perché ci consente di trasmettere anche ai ragazzi quanto sia fondamentale la biodiversità e quanto sia possibile utilizzare sistemi biologici per tutelare le nostre alberature. L'obiettivo è verificare i risultati di questa esperienza a Bari e, se le condizioni lo consentiranno, mettere a disposizione quanto appreso anche per altri territori della nostra regione».
«Ci troviamo di fronte a una malattia di cui non conosciamo ancora le cause - ha sottolineato Salvatore Infantino -. È quindi fondamentale studiare e approfondire per comprenderne l'eziologia. Nel frattempo dobbiamo prendere tempo, affinché la ricerca possa produrre una soluzione utile a risolvere completamente il problema. Quello che facciamo oggi è intervenire su un fattore concreto, la presenza della cocciniglia, attraverso insetti utili che possono contribuire a ridurne la popolazione. Non siamo però sicuri che la cocciniglia sia la causa del disseccamento: abbiamo trovato anche funghi e batteri e il fenomeno deve quindi essere ulteriormente studiato».
Un elemento particolarmente importante, nell'ambito della sperimentazione, riguarda la scelta del momento in cui intervenire. La lotta biologica, infatti, richiede un monitoraggio costante del ciclo degli organismi che si intendono contrastare.
«È fondamentale individuare il momento ottimale per l'intervento - ha spiegato ancora Infantino -. Gli ispettori fitosanitari, insieme ai colleghi del Comune e dell'Università, stanno monitorando il patrimonio e lo stato di salute delle piante proprio perché ogni intervento possa essere realizzato nel momento più favorevole. Nel caso degli insetti utili, il rilascio quando l'insetto che vogliamo contrastare si trova nella fase più debole, e risulta quindi più facilmente aggredibile. In questo periodo la cocciniglia si trova in una fase di maggiore vulnerabilità ed è la ragione dell'intervento odierno, che sarà seguito da altri lanci».
Il patrimonio interessato dall'attività di monitoraggio è particolarmente significativo. Il protocollo riguarda, tra gli altri, gli oltre 200 lecci di piazza Umberto e i circa 480 di corso Cavour, oltre alle alberature presenti in piazza Garibaldi e in altre aree della città.
L'obiettivo del percorso avviato a Bari è duplice: contenere nel breve periodo uno dei fattori di stress che interessano i lecci e, parallelamente, approfondire le cause del complesso fenomeno del disseccamento, senza anticipare conclusioni che la ricerca non ha ancora raggiunto. L'azione di controllo biologico dovrà essere verificata attraverso i successivi rilievi e integrata con la gestione del suolo, la cura delle chiome, il monitoraggio fitosanitario e le attività di ricerca.
È ormai consapevolezza diffusa che gli alberi costituiscono una componente essenziale del verde urbano, contribuendo alla qualità dell'aria, alla mitigazione degli effetti delle alte temperature e alla qualità complessiva degli spazi cittadini: la sperimentazione avviata oggi punta quindi a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per preservare, nel tempo, questo patrimonio.
La scelta di una scuola come sede del primo rilascio ha anche una finalità educativa: mostrare concretamente ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze della città, che la cura del verde urbano può passare attraverso l'equilibrio degli ecosistemi e la valorizzazione degli organismi utili.
L'iniziativa odierna, oltre che alla scuola Iqbal Masih, è stata replicata al parco 2 Giugno, nella Pineta San Luca e nel giardino di piazza Garibaldi. Nella giornata del prossimo 6 ottobre il lancio degli insetti antagonisti avverrà nella scuola dell'Infanzia e Primaria statale "Armando Diaz" a Carbonara, nel Parco Romita al san Paolo e in piazza Stazione e/o piazza Bellini a Palese.




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