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Controlli anti-Covid e multe, la denuncia di FIBIS Puglia

Diverse sanzioni elevate agli atleti dalle forze dell'ordine che ritengono illegittimo il loro volersi allenare

La FIBIS (federazione italiana biliardo sportivo) Puglia, a nome del presidente regionale, Giovanni Sperti, e del consigliere regionale avvocato Vito Famiglietti, denuncia la disinformazione delle forze dell'ordine, che stanno causando chiusure di alcuni Centri Sportivi affiliati FIBIS in tutta la Regione Puglia.

Una situazione che sta danneggiando non solo i titolari dei centri, con chiusure immotivate infondate e illegittime, ma anche gli atleti che sono costretti a non allenarsi, o perché il loro centro sportivo è chiuso a causa di verbali infondati oppure per paura di essere multati durante gli allenamenti proprio per una cattiva applicazione del DPCM.

Alcuni esempi ecclatanti riguardano dapprima la provincia Bat, dove la polizia di Stato avrebbe multato alcuni atleti perché a dire loro non potevano spostarsi dalle proprie abitazioni per questo motivo e sono stati sanzionati. Prontamente sono stati presentati ricorsi presso la prefettura, ma ad oggi alcuna risposta è stata fornita.

Oltre al suindicato episodio bisogna annoverare altri controlli (su Bari, Foggia e Taranto) che sono stati sedati prontamente evitando il peggio e, da ultimo, un altro sanzionamento ingiusto accaduto due giorni fa nel brindisino ad opera della polizia locale che avrebbe disposto la chiusura del centro sportivo perché a dire loro ai sensi dell art. 16 e 17 del dpcm del 2 marzo 2021 non rispettavano la chiusura essendo un circolo ricreativo.

Il consigliere Famiglietti ritiene che tale sanzione (oltre a quelle già menzionate) sia del tutto illegittima visto che il dpcm del 2 marzo all'art. 18 recita che: "Sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni - di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP) - riguardanti gli sport individuali e di squadra organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali, all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, partecipanti alle competizioni di cui al presente comma e muniti di tessera agonistica, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate e Enti di promozione sportiva. Il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e il Comitato italiano paralimpico (CIP) vigilano sul rispetto delle disposizioni di cui al presente comma."

Da quanto su esposto si evince chiaramente la disinformazione degli organi preposti al controllo, visto che la FIBIS è una DSA (disciplina sportiva associata), non è uno sport di contatto e i tesserati sono atleti agonisti che si allenano (e non giocano), per manifestazioni di interesse nazionale stabiliti nel calendario CONI (dal 10 al 19 aprile ci sarà la FIBIS challenge a salerno) e siamo stanchi di essere classificati come circolo ricreativo o come un gioco quando i nostri atleti sono facenti parte di una FEDERAZIONE che pratica sport.

«Le nostre lamentele come comitato regionale - scrivono - sono state esposte anche al Ministero dell'Interno, al ministero presso il Dipartimento dello Sport al CONI e da ultimo non per importanza al nostro assessore allo sport della Regione Puglia avvocato Piemontese da cui aspettiamo una pronta risposta affinché si possa mettere la parola fine a una disinfornazione che si sta tramutando in un vero e proprio abuso (vista l'insistenza con i quali avvengono i controlli e le conseguenti multe ingiuste nonostante i presidenti delle ASD e gli atleti con norma alla mano non vengono presi in considerazione) che sta causando danni economici di immagine al nostro sport e alla nostra regione».
«Qualora non ci saranno risposte o comunque saremo abbandonati dalle istutuzioni - conclude Vito Famiglietti - saremo disposti a porre questa annosa questione anche nelle sedi competenti per tutelare i nostri tesserati affinché possano continuare negli allenamenti e nelle manifestazioni consentite dalla legge».
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