Uil Puglia denuncia: «A rischio 245 posti in sanità a Bari per il Decreto Dignità»

Sarebbero 700 in tutta la regione i lavoratori a termine che potrebbero non veder rinnovato il contratto

martedì 24 luglio 2018
245 posti di lavoro in sanità a Bari e circa 700 in tutta la Puglia sarebbero a rischio con le nuove leggi dovute al Decreto Dignità. A denunciare tale situazione e a dare i numeri in merito sono i sindacati Uil Puglia.

«Il Decreto Dignità varato dal nuovo Governo - dichiarano Franco Busto, Segretario generale della UIL di Puglia e Giuseppe Vatinno, Segretario generale della UILFPL Puglia - conferma appieno le perplessità che avevamo manifestato al momento della sua presentazione, ma apprendiamo che rischia anche di creare un terremoto nella sanità pugliese, già di per sé in una fase estremamente critica e contraddistinta da una cronica carenza di personale. Bisogna agire in fretta, prima che si materializzi un danno immane al territorio e ai cittadini: per questo chiediamo un intervento immediato della Regione Puglia e un incontro, in tempi brevi, con il Presidente e Assessore alla Sanità regionale Michele Emiliano, al fine di spingere l'Esecutivo nazionale e il Parlamento a rivedere l'architettura della riforma».

Stando ai dati presentati da UIL, infatti, sarebbero circa 700 i lavoratori delle Sanitaservice pugliesi assunti a tempo determinato che, stando alle nuove regole contrattuali introdotte dal decreto Dignità finirebbero, tra qualche mese, a rischio licenziamento (245 a Bari, tra i 120 e i 140 al Policlinico, 30 nella BAT, 200 a Brindisi, 50 a Taranto e 35 a Lecce).

«Ciò a causa non solo del passaggio da 36 a 24 mesi del periodo utile per il rinnovo dei contratti a tempo determinato – spiegano Busto e Vatinno – ma anche dell'aumento dei costi di rinnovo, che metterebbero le Sanitaservice regionali fuori mercato, facendo di fatto decadere una delle loro principali caratteristiche, ovvero l'economicità».

«Sarebbe una mazzata enorme – concludono i due segretari della UIL regionale – che costringerebbe la Regione Puglia a tagliare i servizi sanitari, oppure a sopportare costi insostenibili per le pubbliche casse. Due soluzioni comunque improponibili. I cittadini non possono pagare ulteriormente lo scotto di una politica nazionale che continua, nonostante il cambio delle forze politiche al governo, ad agire sulla base esclusiva di un ragionerismo scriteriato. Ecco perché bisogna darsi da fare con concretezza: il presidente Emiliano convochi subito le parti sociali e condivida una improrogabile discussione sulle realistiche conseguenze di un decreto che, anziché conferire dignità all'occupazione, toglie dignità a un sacrosanto diritto dei cittadini pugliesi com'è quello alla salute».