Zerocalcare racconta le sue "Macerie Prime" a Bari

Ai microfoni di Bariviva dice: «Ho dovuto portare in avanti le lancette del fumetto per continuare a raccontare il presente»

mercoledì 22 novembre 2017 1.20
A cura di Elga Montani
A una settimana di distanza dall'uscita in libreria del suo nuovo libro "Macerie Prime", Zerocalcare ha fatto tappa a Bari per parlare con i suoi lettori e fare qualche dedica alla Feltrinelli di via Melo. Autore ormai molto conosciuto, d'altronde, come sottolinea il suo editore Michele Foschini di Bao Publishing, è talmente noto ormai da essere «diventato una domanda di Trivial Pursuit e una specie di icona pop per il mondo normale, al punto di essere finito in una fiction su Rai Uno».

Lunga la fila delle persone che lo attendevano per una dedica, anche se fortunatamente l'organizzazione ha permesso una gestione adeguata della situazione e la possibilità per tutti di avere soddisfazione. E durante la sessione di quelli che lui definisce "disegnetti" abbiamo potuto scambiare quattro chiacchiere, per approfondire meglio alcuni aspetti di questo suo nuovo libro e non solo.

In Macerie prime è possibile notare l'esigenza di far crescere i tuoi personaggi, ma da dove nasce questa esigenza?

Questa esigenza nasce dal fatto che mi sono reso conto ad un certo punto che le cose che mi accadevano intorno non riuscivo più a raccontarle con i personaggi che avevo, perché erano personaggi rimasti fermi a quando li avevo creati, erano rimasti fossilizzati all'età di 25-26 anni. E soprattutto nel frattempo le persone vere a cui questi personaggi si ispirano, che io frequento, invece erano cresciute. Il fatto che non fossero più allineati mi rendeva impossibile raccontare anche le conversazioni a cena, uno che sta per avere figli, un altro insegna. Per questo ho dovuto riportare le lancette del fumetto a quelle della vita vera altrimenti non avrei potuto continuare a raccontare.

Ogni tuo lavoro è sempre più a fuoco e in crescita, un passo avanti rispetto a quello precedente, un'evoluzione di te anche come autore che sta diventando anche più "universale", pur mantenendo una continuità concettuale. Che ne pensi?

A me in realtà sembrava il contrario, mi sembra di essere diventato più verboso e temevo che fosse un libro che potesse risultare incomprensibile per chi non avesse letto tutti gli altri, e non conoscesse i personaggi. Se mi dici così non posso che esserne contento.

C'è una tavola all'interno di "Macerie Prime" in cui smetti di raccontare, per spiegare meglio ciò che stai dicendo, perché non vuoi essere frainteso da persone come Adinolfi ed essere anche strumentalizzato. Dove e quando nasce questa paura di non essere compreso fino in fondo e quindi, di conseguenza, strumentalizzato?

Purtroppo, nasce dall'esperienza, in quanto mi è già capitato, proprio da quelli del Family Day e dalle sentinelle in piedi, è capitato che leggessero i miei libri durante una delle loro manifestazioni. È anche successo che persone che mi fanno orrore hanno pubblicato delle mie vignette su internet estrapolandole dal contesto in modo che potessero sembrare vicine a loro. Tutto questo mi ha insegnato che è sempre meglio scrivere tutto nel modo più esplicito possibile. Preferisco perdere qualche lettore, ma stare in pace con la coscienza.

Tra le tue influenze artistiche fumettistiche è giusto chiamare in causa Jamie Hewlett?

Lui per me è il maestro dei maestri, io sono cresciuto con Jamie Hewlett, è stata la mia più grossa fonte di ispirazione, non nella fase dei fumetti autobiografici, ma in tutto quello che facevo come lavori per le locandine, per i gruppi sociali, per il punk. In pratica copiavo tutto da Jamie Hewlett che per me è Dio praticamente, non so se è rimasto qualcosa di quell'influenza in quanto faccio cose molto diverse ora, ma sicuramente è stata la mia fonte di ispirazione primaria per dieci anni.

Per quanto riguarda, invece, la strada intrapresa con un'altra tua opera che è Kobane Calling, pensi di continuare anche con il graphic journalism?

Farlo apposta per fare un fumetto di reportage credo proprio di no, non mi interessa dato che in fondo nemmeno Kobane Calling era nato con questo intento. Quel libro, infatti, è nato dopo essere stato in Kurdistan per altre motivi, con un gruppo di persone che andava a fare un lavoro di solidarietà con la resistenza curda. Il fumetto è nato dopo sulla base dell'esperienza vissuta. Se mi dovesse ricapitare di rivedere posti, perché si incrociano con la mia esistenza allora sì potrebbe nascere un nuovo libro di questo tipo. Ma l'idea di andare apposta in un posto per raccontarlo come se fossi un reporter è una cosa che non mi interessa proprio fare.

In conclusione, tornando a "Macerie Prime", durante il matrimonio di Cinghiale c'è la tua amica Sarah che tiene un discorso, ricordando voi da piccoli che guardavate Holly e Benji, e c'è la vignetta finale dopo che hai preso il treno per ripartire che, in modo molto malinconico, sottolinea quanto sia lontano Julian Ross. È davvero così lontano?

Tantissimo, tutto quel sentimento generale di avere tutte le porte aperte davanti, il fatto che tutto fosse possibile lo sento davvero incredibilmente lontano, in questo momento, e se penso ai miei amici credo sia proprio lontanissimo.

In serata c'è stato anche il tempo per un breve approfondimento sul nuovo libro, fatto da Zerocalcare per il suo pubblico, in cui ha spiegato come in questo suo nuovo lavoro tornino tutti i suoi personaggi, quelli che sono stati già protagonisti delle sue opere precedenti, ma tornano cambiati, cresciuti. Due di loro, forse, più di tutti gli altri. Uno è Secco, amico storico e che alla fine dei conti è: «La persona che ne esce meglio da questo libro – come afferma l'autore durante la presentazione – e il motivo è anche serio, perché mentre quasi tutti i personaggi sono cresciuti con delle aspettative per poi scontrarsi con la realtà, Secco invece è uno che non aveva aspettative, e invece si trova a fare l'insegnante. Era quello più abituato alle macerie, in quanto c'è nato e cresciuto, mentre gli altri ci si sono trovati in mezzo. Mentre altri personaggi spesso sono personaggi accorpati e non completamente reali, Secco invece è proprio un personaggio unico e reale».

Mentre l'altro personaggio che troviamo cambiato e molto cresciuto è Cinghiale, che si sposa e sta per avere un figlio, anche se, sottolinea l'autore, non è poi così strano che Cinghiale sia così ora in quanto: «è effettivamente una persona che descrivo esattamente per come è, è sempre stato quello più socialmente integrato, l'unico ad avere un lavoro fisso, e che sapeva anche i risultati del calcio e le classifiche, era quello più "normale". Poi la vita lo ha portato ad andare in crisi, nulla è stabile come sembrava, eppure lui aveva una maturità che non sembrava avere».

In conclusione, sollecitato a dare un'opinione sul suo stesso lavoro Zerocalcare ha detto: «Io butterei sempre via tutto, in quanto se dovessi rileggere i miei lavori mi prenderebbe l'ansia, se lo sfoglio vedo dei difetti, ma in generale mi sembra che rappresenti abbastanza quello che volevo fare, anche se è monco proprio perché è solo la prima parte della storia. La seconda parte si svolge dopo 6 mesi e mi è piaciuta l'idea che tale periodo di tempo passasse anche per il lettore».
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