World Press Photo Contest, annunciati i vincitori globali dell’edizione 2026
Le foto vincitrici saranno esposte a Bari il prossimo autunno
giovedì 23 aprile 2026
12.18
Sono stati ufficialmente annunciati dalla giuria internazionale e dalla Fondazione organizzatrice i vincitori globali dell'edizione 2026 del World Press Photo Contest, il più importante e prestigioso concorso di fotogiornalismo e fotografia documentaria da cui scaturisce l'omonima mostra itinerante per più di 120 città di 50 paesi al mondo, tra cui, da dodici anni, anche a Bari. Si tratta, ancora una volta, di immagini che testimoniano la più stretta attualità, con le sue grandi tragedie, le sue contraddizioni, i temi, gli interrogativi e le incertezze con cui l'intera umanità si trova oggi a fare i conti: dalle guerre ai diritti civili, dalla crisi climatica alle migrazioni.
Lo scatto selezionato a livello globale come Foto dell'anno è quello realizzato dalla fotografa americana Carol Guzy per il Miami Herald dal titolo Separated by ICE (Separati dall'ICE): una fotografia scattata all'interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi al quale era consentito l'accesso ai fotografi. Un luogo costituito da un singolo corridoio, dove l'autrice, insieme ad altri colleghi, si presentavano ogni giorno per documentare ciò che stava accadendo.
Lo scatto immortala un momento straziante: il protagonista, Luis – migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali e che rappresenta l'unico sostegno economico del nucleo familiare – è appena stato fermato dagli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), dopo un'udienza del tribunale per l'immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, Stati Uniti, il 26 agosto 2025. Insieme a lui, sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni), ritratti nel loro momento di inconsolabile dolore e che, in seguito alla separazione, hanno dovuto affrontare immediate ed enormi difficoltà economiche, oltre ad un profondo trauma emotivo.
Un'immagine, questa, che è stata selezionata da un lavoro di reportage più ampio di Guzy, dal titolo Arresti dell'ICE al tribunale di New York, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America.
Di enorme rilievo artistico e documentaristico anche le altre due foto finaliste del riconoscimento di Foto dell'anno: si tratta di Aid Emergency in Gaza (Aiuti umanitari a Gaza), realizzata dal reporter palestinese Saber Nuraldin per EPA Images e che ritrae il momento in cui, il 27 luglio del 2025, alcuni palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari che entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim. Il tutto, nel tentativo di assicurarsi un po' di farina, durante quella che l'esercito israeliano ha definito una "sospensione tattica" delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari.
E ancora, dello scatto The Trials of the Achi Women (Le prove delle donne Achi), realizzato dal fotografo statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine. È il ritratto di Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle donne indigene della comunità Maya Achi di Rabinal, in Guatemala, che per quattro decenni hanno vissuto nelle stesse comunità degli uomini che si erano macchiati del loro stupro.
La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di Maya Achi per mano dell'esercito e delle forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno usato la violenza sessuale come arma sistematica per soggiogare le comunità indigene. La protagonista dello scatto, tenuta prigioniera e violentata per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala, il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri della protezione civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l'umanità.
Questi scatti, insieme a tutte le altre fotografie vincitrici del concorso World Press Photo 2026, saranno esposti il prossimo autunno nel capoluogo pugliese, in occasione della tredicesima edizione della World Press Photo Exhibition Bari, organizzata da Cime, Brand Ambassador Italia e tra i maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam.
Lo scatto selezionato a livello globale come Foto dell'anno è quello realizzato dalla fotografa americana Carol Guzy per il Miami Herald dal titolo Separated by ICE (Separati dall'ICE): una fotografia scattata all'interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi al quale era consentito l'accesso ai fotografi. Un luogo costituito da un singolo corridoio, dove l'autrice, insieme ad altri colleghi, si presentavano ogni giorno per documentare ciò che stava accadendo.
Lo scatto immortala un momento straziante: il protagonista, Luis – migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali e che rappresenta l'unico sostegno economico del nucleo familiare – è appena stato fermato dagli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), dopo un'udienza del tribunale per l'immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, Stati Uniti, il 26 agosto 2025. Insieme a lui, sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni), ritratti nel loro momento di inconsolabile dolore e che, in seguito alla separazione, hanno dovuto affrontare immediate ed enormi difficoltà economiche, oltre ad un profondo trauma emotivo.
Un'immagine, questa, che è stata selezionata da un lavoro di reportage più ampio di Guzy, dal titolo Arresti dell'ICE al tribunale di New York, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America.
Di enorme rilievo artistico e documentaristico anche le altre due foto finaliste del riconoscimento di Foto dell'anno: si tratta di Aid Emergency in Gaza (Aiuti umanitari a Gaza), realizzata dal reporter palestinese Saber Nuraldin per EPA Images e che ritrae il momento in cui, il 27 luglio del 2025, alcuni palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari che entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim. Il tutto, nel tentativo di assicurarsi un po' di farina, durante quella che l'esercito israeliano ha definito una "sospensione tattica" delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari.
E ancora, dello scatto The Trials of the Achi Women (Le prove delle donne Achi), realizzato dal fotografo statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine. È il ritratto di Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle donne indigene della comunità Maya Achi di Rabinal, in Guatemala, che per quattro decenni hanno vissuto nelle stesse comunità degli uomini che si erano macchiati del loro stupro.
La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di Maya Achi per mano dell'esercito e delle forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno usato la violenza sessuale come arma sistematica per soggiogare le comunità indigene. La protagonista dello scatto, tenuta prigioniera e violentata per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala, il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri della protezione civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l'umanità.
Questi scatti, insieme a tutte le altre fotografie vincitrici del concorso World Press Photo 2026, saranno esposti il prossimo autunno nel capoluogo pugliese, in occasione della tredicesima edizione della World Press Photo Exhibition Bari, organizzata da Cime, Brand Ambassador Italia e tra i maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo di Amsterdam.