Bari Sancataldese. <span>Foto SSC Bari </span>
Bari Sancataldese. Foto SSC Bari
Calcio

Esperienza e gioventù, cinismo e grandi solisti. Il Bari studia da corazzata

La vittoria contro la Sancataldese ha messo in luce i punti di forza di squadra e popolo biancorosso

Un inizio entusiasmante. Sì, è vero, stiamo parlando di Serie D, ma l'aria che si respira intorno a questo nuovo Bari è degna di categorie e palcoscenici di risma e levatura superiore. Bello il quadro, bellissima la cornice: per la gara contro la Sancataldese, vinta 4-1 dal Bari, sugli spalti sono accorsi al San Nicola più di 11.000 tifosi, un popolo avido di calcio e voglioso di mettersi alle spalle un'estate disgraziata. Ecco, quindi, che che anche una partita di Serie D assume i contorni di una sfida di cartello, e forse anche qualcosa di più: il popolo barese è noto per tirar fuori il meglio di sé nei momenti di difficoltà, per saper convertire gli angoli bui in straordinari punti-luce. Le premesse ci sono tutte.

Gioco e colpi di genio

Per tanti versi, la partita contro la Sancataldese potrebbe rappresentare una sorta di paradigma della stagione che la SSC Bari ha davanti nel Girone I della Serie D '18/'19. A dispetto del risultato ampiamente negativo, la squadra di Mascara non ha sfigurato al cospetto del San Nicola, facendo partita pari per almeno mezz'ora. Un leitmotiv che, come ha in più circostanze sottolineato mister Cornacchini, si ripeterà con una certa frequenza in tutto il campionato. I motivi sono molteplici: l'effetto Davide-Golia, la consapevolezza di non aver nulla da perdere, le motivazioni che animano piccole squadre di provincia quando si trovano ad affrontare lo scoglio insormontabile. Questo Bari, per ragioni che si possono sintetizzare con il solo mese di attività sul campo di una squadra nuova da cima a fondo, è ancora alla ricerca di un'identità di gioco, di uno spartito da eseguire fedelmente. Eppure, sia contro il Messina che contro la Sancataldese, i biancorossi hanno costantemente dato l'impressione di essere in controllo della gara, e di poterla sbloccare a loro piacimento, con cinismo e praticità. Sono bastate, infatti, un paio di folate di Floriano (tecnica e velocità fuori dagli standard per la categoria) sulla sinistra per spaccare a metà la resistenza dei siciliani e indirizzare la partita nella direzione migliore per i biancorossi. Se Neglia si scopre goleador (di pregevole fattura entrambe le marcature) e Simeri si conferma pivot impossibile da buttar giù, per il Bari l'opzione "colpo del singolo" resta uno sbocco interessante per tutta la stagione. Senza dimenticare, inoltre, la straordinaria profondità della rosa a disposizione di Cornacchini, soprattutto in avanti: Pozzebon è qualcosa di più di un rincalzo di lusso, ogni volta che Bollino tocca la palla crea un pericolo e Brienza, quando tornerà dalla squalifica, è un calciatore che in D può giocare anche con mani e piedi legati. Per molti di loro ci sarà spazio già mercoledì contro il Bitonto in Coppa Italia (il capitano e numero 10 già annunciato titolare da Cornacchini nel post gara), in una girandola che garantisce sempre e comunque un livello tecnico di caratura altissima.

Gli Under, una realtà da scoprire

Sarebbe inutile girarci intorno: questo è l'anno zero per tutti. Lo è per una società nuova ma fatta di gente con grandi potenzialità, lo è per una squadra per cui le gare ufficiali sono l'occasione per conoscerci, lo è per una piazza che non è abituata alla Serie D ma non è altrettanto avvezza a sostenere una vera e propria corazzata, con l'obbligo di vincere. Cornacchini, ottimo allenatore e bravo pompiere, ha sottolineato in più occasioni il dovere di tenere sempre alta la tensione. Uno sforzo che va fatto perché il calcio (soprattutto quello di provincia) non è né scienza esatta né mera proporzione fra valori tecnici. Occhio, quindi, alle bucce di banana: ieri lo svarione è arrivato a punteggio ampiamente acquisito (Ficarrotta ha trasformato il rigore del 3-1), ma potrebbe non essere sempre così. A tenere alta la concentrazione c'è un obbligo imposto dalla LND: schierare almeno 4 under. «Devono fare meno danni possibile», ha detto il lapidario Cornacchini parlando dei suoi giovanotti di belle speranze. Un'affermazione certamente vera, che però non deve rappresentare una "diminutio" dei valori reali di questi calciatori di prospettiva. Marfella fra i pali comunica sicurezza, Aloisi è un terzino ordinato, D'Ignazio è un diesel che con il passare dei minuti riesce a garantire spinta e copertura. Spiccano, però, due nomi su tutti: Langella e Piovanello. Il primo già si era distinto a Messina e anche ieri ha confermato le buone impressioni: ottimo cavalier servente per il metodista Bolzoni, visionario in occasione del lancio per il 3-0 di Floriano, il 33 biancorosso sta crescendo anche da mezzala, lui che nasce mediano di ruolo. Lo stesso dicasi per Piovanello, impiegato da Cornacchini da interno invece che da esterno, bravo a farsi trovare pronto in mischia e realizzare il definitivo 4-1. Tante giovani realtà da scoprire, ma che se ben veicolate possono essere ingrediente fondamentale del cocktail esplosivo con i calciatori più esperti.

Piedi per terra

Sì agli entusiasmi, no ai voli pindarici. È il monito che Cornacchini ripete come un mantra: i campionati si vincono sul campo e non a bocce ferme. Il Bari è già solo al comando della classifica, su una strada tracciata ma piena di buche, di ostacoli che metteranno davvero alla prova ambizioni e potenzialità della vera big del campionato di Serie D. La prossima fermata si chiama Bitonto, per un derby inedito almeno a livello di gare ufficiali. Un altro step da superare, un altro piccolo mattoncino da mettere per ricostruire la casa dell'entusiasmo divampante intorno a questo nuovo Bari.
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