
Cronaca
Omicidio a Carbonara, la confessione della guardia giurata: «Ho fatto quello che andava fatto»
Chat inviate ai parenti dopo il delitto: «O mi costituisco o mi ammazzo». Convalidato il fermo, l'uomo è in carcere a Trani
Bari - venerdì 3 luglio 2026
23.00
«Ho fatto quello che andava fatto». Questo avrebbe detto ai suoi stretti parenti, subito dopo aver commesso l'omicidio, il 40enne Alessandro Barcellona, guardia particolare giurata barese in carcere dallo scorso martedì per aver ucciso (l'accusa è di omicidio) il 39enne Alessandro Signorile, nel quartiere Carbonara di Bari.
Nel provvedimento con il quale la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, ha convalidato il fermo dell'uomo e disposto la custodia in carcere, viene ripercorsa la vicenda. «L'ho fatto, l'ho buttato a terra, gli ho sparato un colpo in testa, mi hanno visto tutti, era pieno di gente» avrebbe detto il 40enne ad una parente dopo l'omicidio, aggiungendo che «ormai è troppo tardi, quello che dovevo fare ho fatto, adesso o mi costituisco o mi ammazzo».
Barcellona è stato fermato dai Carabinieri mentre si trovava in sella alla propria moto sul lungomare Vittorio Veneto a 50 metri dalla Questura. Nell'interrogatorio di garanzia, la guardia giurata ha ribadito la volontà di costituirsi nonostante fosse stato intercettato e fermato dai militari. L'indagato, inoltre, ha pure confermato il movente del delitto legato alla «gelosia» nei confronti della compagna dopo avere scoperto una presunta relazione extraconiugale telefonica tra lei e la vittima.
E a spingerlo a tirare il grilletto della pistola d'ordinanza sarebbe stato un incontro fortuito, prima dell'omicidio, tra i due uomini durante il quale Signorile avrebbe detto a Barcellona: «Prima o poi me la prenderò». Una frase ritenuta offensiva da Barcellona, sia nei suoi confronti e sia verso la compagna. Da qui il desiderio di «vendetta» e la perdita di controllo. Stando anche a quanto è emerso durante l'interrogatorio di garanzia, Barcellona si è reso conto della gravità della situazione.
A conferma di ciò, dopo l'omicidio s'è verificato un fitto scambio di telefonate e messaggi coi familiari. «Gli ho sparato a Carbonara. Mi hanno visto tutti, era pieno di gente». Troppo tardi per tornare indietro chiedendo ai familiari di occuparsi della figlia. Durante l'interrogatorio di convalida del fermo, Barcellona ha raccontato dell'incontro con Signorile avvenuto la mattinata del 30 giugno. E poi l'omicidio anticipato da una frase ultimativa rivolta verso la vittima: «Hai finito di divertirti».
Quindi la corsa verso San Girolamo e poi l'inversione di marcia per raggiungere la Questura per costituirsi. Infine, sempre ieri mattina era previsto il conferimento dell'incarico al medico legale a procedere con l'autopsia sul cadavere di Signorile. Un esame che si ipotizza servirà a chiarire, tra l'altro, la traiettoria dei proiettili.
Nel provvedimento con il quale la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, ha convalidato il fermo dell'uomo e disposto la custodia in carcere, viene ripercorsa la vicenda. «L'ho fatto, l'ho buttato a terra, gli ho sparato un colpo in testa, mi hanno visto tutti, era pieno di gente» avrebbe detto il 40enne ad una parente dopo l'omicidio, aggiungendo che «ormai è troppo tardi, quello che dovevo fare ho fatto, adesso o mi costituisco o mi ammazzo».
Barcellona è stato fermato dai Carabinieri mentre si trovava in sella alla propria moto sul lungomare Vittorio Veneto a 50 metri dalla Questura. Nell'interrogatorio di garanzia, la guardia giurata ha ribadito la volontà di costituirsi nonostante fosse stato intercettato e fermato dai militari. L'indagato, inoltre, ha pure confermato il movente del delitto legato alla «gelosia» nei confronti della compagna dopo avere scoperto una presunta relazione extraconiugale telefonica tra lei e la vittima.
E a spingerlo a tirare il grilletto della pistola d'ordinanza sarebbe stato un incontro fortuito, prima dell'omicidio, tra i due uomini durante il quale Signorile avrebbe detto a Barcellona: «Prima o poi me la prenderò». Una frase ritenuta offensiva da Barcellona, sia nei suoi confronti e sia verso la compagna. Da qui il desiderio di «vendetta» e la perdita di controllo. Stando anche a quanto è emerso durante l'interrogatorio di garanzia, Barcellona si è reso conto della gravità della situazione.
A conferma di ciò, dopo l'omicidio s'è verificato un fitto scambio di telefonate e messaggi coi familiari. «Gli ho sparato a Carbonara. Mi hanno visto tutti, era pieno di gente». Troppo tardi per tornare indietro chiedendo ai familiari di occuparsi della figlia. Durante l'interrogatorio di convalida del fermo, Barcellona ha raccontato dell'incontro con Signorile avvenuto la mattinata del 30 giugno. E poi l'omicidio anticipato da una frase ultimativa rivolta verso la vittima: «Hai finito di divertirti».
Quindi la corsa verso San Girolamo e poi l'inversione di marcia per raggiungere la Questura per costituirsi. Infine, sempre ieri mattina era previsto il conferimento dell'incarico al medico legale a procedere con l'autopsia sul cadavere di Signorile. Un esame che si ipotizza servirà a chiarire, tra l'altro, la traiettoria dei proiettili.


Ricevi aggiornamenti e contenuti da Bari 





.jpg)