Tuasorellaminore: da Bari musica unica e cosmopolita che intreccia tradizione e attivismo
Originaria di Bari e nuova voce dei Matia Bazar: si racconta a BariViva
venerdì 20 febbraio 2026
Un'artista poliedrica, energica, con la voglia di raccontare e di combattere - o almeno difendere - con la voce, con la musica, con il canto le ingiustizie di questo tempo. Si tratta di Luna Silvia Dragonieri, o – come tutti la conoscono – Tuasorellaminore.
Una giovane artista originaria di Bari - nuova voce dei Matia Bazar - che si caratterizza per la sua musica cosmopolita che intreccia tradizione e attivismo.
Come è iniziata la tua carriera musicale e come sei arrivata a diventare la nuova cantante dei Matia Bazar?
«Nasce da una passione che ricordo di aver avuto da sempre, sin da bambina. Giocavo a scrivere canzoni e a registrarmi col registratore che mio nonno usava per le sue conferenze di lavoro. Registravo la mia voce e le melodie che inventavo e le riascoltavo. La mia carriera è iniziata coi Matia Bazar, ufficialmente, nel 2018 diventando la nuova voce. Prima di questo anno sono preceduti provini molto lunghi ed estenuanti che però mi hanno poi permesso di vivere solo di musica e di capire anche che io non sono solo la mia voce, o meglio che la mia voce non è solo "la bella voce" che uso per cantare. Per cui ho iniziato ad interessarmi a temi sociali, di eguaglianza, di tolleranza e rispetto per ogni categoria marginalizzata e a rischio, come ad esempio le donne e la comunità LGBTQIA+. E' un lavoro in fase di ricerca e consapevolezza ma mi piace inserire questi temi nelle mie produzioni strumentali, all'interno del mio nuovo progetto da producer TSM. La mia voce è anche e soprattutto questo» .
Come descriveresti il tuo stile, la tua musica e la tua persona? Cosa vorresti che la gente percepisse ascoltando la tua musica?
«Lo descriverei un progetto queer, perché è un mix di varie identità che si fondono, c'è la wave della dance anni 2000 con cui sono cresciuta, le opere sacre, il canto lirico. Mi piacerebbe che attraverso queste produzioni potessimo tutti ballare insieme, sudare insieme, ridere insieme, riflettere ed emozionarci insieme, sentirci tutti più vicini, anche alle cose vere della vita in questo mondo ormai iper digitalizzato fatto di numeri e poco altro».
Tu sei originaria di Bari, quanto è importante per te questa città, ti manca e cosa ti manca della stessa quando sei fuori? E quanto pensi possa dare lustro questa tua carriera e questi tuoi traguardi alla tua città d'origine?
«Si sono originaria di Bari, ho vissuto a Roma 12 anni, ho provato a vivere a Milano (ma per me è impossibile) e ho vissuto 4 anni a Venezia. Tutti questi luoghi mi hanno dato tanto ma la mia terra è stata sempre la meta finale, il voler tornare al sud non mi ha mai abbandonato, motivo per cui mi ritrasferisco a Bari definitivamente a giugno. Non credo che Bari abbia bisogno di me per avere lustro, brilla già tanto da sola, ma di sicuro contribuirò insieme agli altri artisti del sud a fare musica anche per il sud. Qui dove tutto è più complesso ritornare e restare è una forma di resistenza ad un'ingiustizia che si chiama anti meridionalismo».
Continua: «Un esempio di anti meridionalismo l'ho vissuto sulla mia pelle quando a Roma mi dicevano che con l'accento barese non sarei mai stata credibile o presa sul serio. Per cui ho dovuto perdere la mia cadenza ed è stato molto triste per me perché sento che mi è stata strappata una parte importante della mia identità. Ma l'anti meridionalismo e' anche profonda ingiustizia quando per trovare i contatti giusti, o semplicemente firmare con una discografia, sia necessario andare al nord»..
Tu tendi ad utilizzare copricapi e a mostrare un abbigliamento tutto tuo. È casuale o pensi che sia uno degli aspetti che più ti caratterizza?
«Devo dire che soprattutto in questa nuova parte del progetto non ragiono troppo su ciò che indosso: però il velo, o ciò che copre il capo, è molto identitario delle donne del sud di una volta».
C'è un motto che ti accompagna e al quale sei legata?
«"Sorella io ti credo"».
Tra le canzoni che hai prodotto e canti, ce n'è qualcuna alla quale sei particolarmente legata?
«Vade Retro Satana, la mia ultima traccia in uscita. In quasi tutte le tracce che produco c'è la voce di mia nonna o di mio nonno o di mio padre che raccontano qualcosa, una filastrocca, come cucinare rape stufate, o una preghiera. In questa traccia ho inserito la preghiera latina di protezione riportata sulla croce di S. Benedetto e la voce di mia nonna la traduce in Italiano.
"Crux sacra sit mihi lux
Non draco sit mihi dux
Vade retro satana
Numquam suade mihi vana
Sunt mala quae libas
Ipse venena bibas" »
Una giovane artista originaria di Bari - nuova voce dei Matia Bazar - che si caratterizza per la sua musica cosmopolita che intreccia tradizione e attivismo.
Come è iniziata la tua carriera musicale e come sei arrivata a diventare la nuova cantante dei Matia Bazar?
«Nasce da una passione che ricordo di aver avuto da sempre, sin da bambina. Giocavo a scrivere canzoni e a registrarmi col registratore che mio nonno usava per le sue conferenze di lavoro. Registravo la mia voce e le melodie che inventavo e le riascoltavo. La mia carriera è iniziata coi Matia Bazar, ufficialmente, nel 2018 diventando la nuova voce. Prima di questo anno sono preceduti provini molto lunghi ed estenuanti che però mi hanno poi permesso di vivere solo di musica e di capire anche che io non sono solo la mia voce, o meglio che la mia voce non è solo "la bella voce" che uso per cantare. Per cui ho iniziato ad interessarmi a temi sociali, di eguaglianza, di tolleranza e rispetto per ogni categoria marginalizzata e a rischio, come ad esempio le donne e la comunità LGBTQIA+. E' un lavoro in fase di ricerca e consapevolezza ma mi piace inserire questi temi nelle mie produzioni strumentali, all'interno del mio nuovo progetto da producer TSM. La mia voce è anche e soprattutto questo» .
Come descriveresti il tuo stile, la tua musica e la tua persona? Cosa vorresti che la gente percepisse ascoltando la tua musica?
«Lo descriverei un progetto queer, perché è un mix di varie identità che si fondono, c'è la wave della dance anni 2000 con cui sono cresciuta, le opere sacre, il canto lirico. Mi piacerebbe che attraverso queste produzioni potessimo tutti ballare insieme, sudare insieme, ridere insieme, riflettere ed emozionarci insieme, sentirci tutti più vicini, anche alle cose vere della vita in questo mondo ormai iper digitalizzato fatto di numeri e poco altro».
Tu sei originaria di Bari, quanto è importante per te questa città, ti manca e cosa ti manca della stessa quando sei fuori? E quanto pensi possa dare lustro questa tua carriera e questi tuoi traguardi alla tua città d'origine?
«Si sono originaria di Bari, ho vissuto a Roma 12 anni, ho provato a vivere a Milano (ma per me è impossibile) e ho vissuto 4 anni a Venezia. Tutti questi luoghi mi hanno dato tanto ma la mia terra è stata sempre la meta finale, il voler tornare al sud non mi ha mai abbandonato, motivo per cui mi ritrasferisco a Bari definitivamente a giugno. Non credo che Bari abbia bisogno di me per avere lustro, brilla già tanto da sola, ma di sicuro contribuirò insieme agli altri artisti del sud a fare musica anche per il sud. Qui dove tutto è più complesso ritornare e restare è una forma di resistenza ad un'ingiustizia che si chiama anti meridionalismo».
Continua: «Un esempio di anti meridionalismo l'ho vissuto sulla mia pelle quando a Roma mi dicevano che con l'accento barese non sarei mai stata credibile o presa sul serio. Per cui ho dovuto perdere la mia cadenza ed è stato molto triste per me perché sento che mi è stata strappata una parte importante della mia identità. Ma l'anti meridionalismo e' anche profonda ingiustizia quando per trovare i contatti giusti, o semplicemente firmare con una discografia, sia necessario andare al nord»..
Tu tendi ad utilizzare copricapi e a mostrare un abbigliamento tutto tuo. È casuale o pensi che sia uno degli aspetti che più ti caratterizza?
«Devo dire che soprattutto in questa nuova parte del progetto non ragiono troppo su ciò che indosso: però il velo, o ciò che copre il capo, è molto identitario delle donne del sud di una volta».
C'è un motto che ti accompagna e al quale sei legata?
«"Sorella io ti credo"».
Tra le canzoni che hai prodotto e canti, ce n'è qualcuna alla quale sei particolarmente legata?
«Vade Retro Satana, la mia ultima traccia in uscita. In quasi tutte le tracce che produco c'è la voce di mia nonna o di mio nonno o di mio padre che raccontano qualcosa, una filastrocca, come cucinare rape stufate, o una preghiera. In questa traccia ho inserito la preghiera latina di protezione riportata sulla croce di S. Benedetto e la voce di mia nonna la traduce in Italiano.
"Crux sacra sit mihi lux
Non draco sit mihi dux
Vade retro satana
Numquam suade mihi vana
Sunt mala quae libas
Ipse venena bibas" »