Omicidio Lopez, altri due arresti: anche l'esecutore materiale. I NOMI
In carcere Antonio Manzari, 39 anni, e Francesco Martiradonna, 26 anni, entrambi ritenuti vicini al clan mafioso Capriati
giovedì 22 ottobre 2026
20.50
Altri due arresti, cinque anni dopo il delitto di Ivan Lopez, avvenuto a Bari nel 2021. I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, questa mattina, hanno arrestato ulteriori due presunti responsabili dell'omicidio: Antonio Manzari, di 39 anni, e Francesco Martiradonna, di 26 anni, entrambi del clan Capriati e finiti in carcere.
I due, raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Flavia Lombardo Pijola, su richiesta del pubblico ministero antimafia Bruna Manganelli, sono accusati di concorso nel reato di omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, di detenzione e di porto illegale di arma da fuoco. Entrambi, infatti, rispondono dell'omicidio Lopez, il 32enne ucciso il 29 settembre di cinque anni fa mentre rientrava a casa.
I fatti sono avvenuti al quartiere San Girolamo, a nord del capoluogo pugliese, sul lungomare IX Maggio. La vittima, mentre rincasava a bordo di un monopattino, fu raggiunta da 9 colpi di arma da fuoco «esplosi materialmente da Manzari - è scritto nel capo di imputazione contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare -, accompagnato da Davide Lepore (condannato alla pena dell'ergastolo, a luglio, dalla Corte d'Assise di Bari) a bordo di una Fiat 500L di provenienza delittuosa».
Manzari, inoltre, la sera del delitto avrebbe fatto in modo da risultare allo Juventus Stadium di Torino per assistere al match di Champions League tra Juventus e Chelsea. Secondo quanto ricostruito dal personale del Nucleo Investigativo di Bari, infatti, il 39enne, affiliato al clan Capriati, avrebbe dato il cellulare intestato a sua moglie (e da lui utilizzato) a Martiradonna, poi recatosi realmente a Torino. Manzari, invece, quella sera si sarebbe recato sul luogo dell'omicidio con Lepore.
L'altro imputato, Giovanni Didonna, è stato invece condannato a 4 anni per il furto di due auto, una delle quali sarebbe stata utilizzata per raggiungere il luogo dell'agguato. L'omicidio, secondo quanto ricostruito, si inserisce nei contrasti tra il clan Strisciuglio (di cui faceva parte la vittima) e i clan rivali Capriati e Parisi-Palermiti. I due indagati, Manzari assistito dall'avvocato Francesco Saverio Digilio e Martiradonna da Valeria Volpicella, sono stati trasferiti nel carcere di Bari.
«Si tratta di un modello di mafia che non solo uccide, ma che lo fa rispettando in maniera fedele quella che è la propria vocazione», ha affermato in conferenza il procuratore aggiunto e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Giuseppe Gatti. Situazioni, ha aggiunto, «che servono a tutelare i responsabili».
I due, raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Flavia Lombardo Pijola, su richiesta del pubblico ministero antimafia Bruna Manganelli, sono accusati di concorso nel reato di omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, di detenzione e di porto illegale di arma da fuoco. Entrambi, infatti, rispondono dell'omicidio Lopez, il 32enne ucciso il 29 settembre di cinque anni fa mentre rientrava a casa.
I fatti sono avvenuti al quartiere San Girolamo, a nord del capoluogo pugliese, sul lungomare IX Maggio. La vittima, mentre rincasava a bordo di un monopattino, fu raggiunta da 9 colpi di arma da fuoco «esplosi materialmente da Manzari - è scritto nel capo di imputazione contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare -, accompagnato da Davide Lepore (condannato alla pena dell'ergastolo, a luglio, dalla Corte d'Assise di Bari) a bordo di una Fiat 500L di provenienza delittuosa».
Manzari, inoltre, la sera del delitto avrebbe fatto in modo da risultare allo Juventus Stadium di Torino per assistere al match di Champions League tra Juventus e Chelsea. Secondo quanto ricostruito dal personale del Nucleo Investigativo di Bari, infatti, il 39enne, affiliato al clan Capriati, avrebbe dato il cellulare intestato a sua moglie (e da lui utilizzato) a Martiradonna, poi recatosi realmente a Torino. Manzari, invece, quella sera si sarebbe recato sul luogo dell'omicidio con Lepore.
L'altro imputato, Giovanni Didonna, è stato invece condannato a 4 anni per il furto di due auto, una delle quali sarebbe stata utilizzata per raggiungere il luogo dell'agguato. L'omicidio, secondo quanto ricostruito, si inserisce nei contrasti tra il clan Strisciuglio (di cui faceva parte la vittima) e i clan rivali Capriati e Parisi-Palermiti. I due indagati, Manzari assistito dall'avvocato Francesco Saverio Digilio e Martiradonna da Valeria Volpicella, sono stati trasferiti nel carcere di Bari.
«Si tratta di un modello di mafia che non solo uccide, ma che lo fa rispettando in maniera fedele quella che è la propria vocazione», ha affermato in conferenza il procuratore aggiunto e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Giuseppe Gatti. Situazioni, ha aggiunto, «che servono a tutelare i responsabili».