Crisi SSC Bari, Ciaula (FDI) contro Leccese e la narrazione del centrosinistra
La nota del consigliere comunale di destra accende i riflettori sulle molte incongruenze
lunedì 19 gennaio 2026
16.51
«Leggo le dichiarazioni del sindaco Vito Leccese sulla crisi della SSC Bari e resto sinceramente perplesso. Perché chi oggi chiede "chiarezza e trasparenza nei confronti della città" è lo stesso che, all'epoca dell'attribuzione del titolo sportivo, era Capo di Gabinetto del sindaco Decaro.
In altre parole: oggi Leccese sembra chiedere conto a sé stesso».
Così Antonio Ciaula, capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d'Italia. Hanno fatto rumore le parole del sindaco, forse tardive, ed hanno inevitabilmente riacceso il dibattito politico in una città ferita dai non risultati della squadra di calcio e di tutto ciò che ruota intorno ad essa.
«Quelle stesse parole - spiega Ciaula - vennero sbandierate con forza al momento dell'affidamento del titolo ad Aurelio De Laurentiis.
"Rispetto", urlava Antonio Decaro, indicando un progetto che avrebbe dovuto essere solido e affidabile. Rispetto che, a distanza di anni, la città di Bari non ha mai realmente ricevuto. Decaro avrebbe dovuto essere il garante politico e istituzionale del progetto Bari.
Invece ne è stato parte integrante fino a quando, nelle serie minori, le cose andavano chiaramente bene: promozioni, vittorie, giri di campo, festeggiamenti».
L'aspetto peggiore, secondo il consigliere di destra, risiede non solo nell'incoerenza dei protagonisti ma anche nella narrazione di una parte della stampa, piuttosto accomodante con le decisioni delle amministrazioni di centrosinistra: «Tutto inglobato in una narrazione da soap opera amministrativa, tra storytelling, foto e inquadrature rigorosamente a favore di telecamera. Quando però la squadra ha iniziato a galleggiare in Serie B e sono emerse le prime vere criticità strutturali, il sindaco – e con lui l'intero sistema autoproclamatosi garante – si è defilato, prendendo le distanze anche fisicamente dal progetto - è l'osservazione ulteriore di Ciaula - . Il reality show, improvvisamente, ha cambiato palcoscenico. E allora oggi fa sorridere – amaramente – sentir parlare di chiarezza e trasparenza. Perché quelle parole fanno il paio con le rassicurazioni di ieri, che ci hanno condotti esattamente dove siamo ora. Con una differenza sostanziale: Leccese è il surrogato. Decaro, almeno, era l'originale. Il responsabile politico che ha originato questa drammatica situazione».
«Se davvero vogliono bene al Bari e alla Città - continua Ciaula -, smettano di usare il calcio come palcoscenico e inizino finalmente a fare sul serio: facendo valere le esigue condizioni poste all'epoca alla proprietà; lavorando davvero a una nuova concessione, dopo l'inadeguatezza della prima. Meno dichiarazioni. Più responsabilità. Più verità. Più fatti. "Ca nisciun je fess". E di certo non sarà una proprietà napoletana a insegnare ai baresi il senso di questa frase».
In altre parole: oggi Leccese sembra chiedere conto a sé stesso».
Così Antonio Ciaula, capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d'Italia. Hanno fatto rumore le parole del sindaco, forse tardive, ed hanno inevitabilmente riacceso il dibattito politico in una città ferita dai non risultati della squadra di calcio e di tutto ciò che ruota intorno ad essa.
«Quelle stesse parole - spiega Ciaula - vennero sbandierate con forza al momento dell'affidamento del titolo ad Aurelio De Laurentiis.
"Rispetto", urlava Antonio Decaro, indicando un progetto che avrebbe dovuto essere solido e affidabile. Rispetto che, a distanza di anni, la città di Bari non ha mai realmente ricevuto. Decaro avrebbe dovuto essere il garante politico e istituzionale del progetto Bari.
Invece ne è stato parte integrante fino a quando, nelle serie minori, le cose andavano chiaramente bene: promozioni, vittorie, giri di campo, festeggiamenti».
L'aspetto peggiore, secondo il consigliere di destra, risiede non solo nell'incoerenza dei protagonisti ma anche nella narrazione di una parte della stampa, piuttosto accomodante con le decisioni delle amministrazioni di centrosinistra: «Tutto inglobato in una narrazione da soap opera amministrativa, tra storytelling, foto e inquadrature rigorosamente a favore di telecamera. Quando però la squadra ha iniziato a galleggiare in Serie B e sono emerse le prime vere criticità strutturali, il sindaco – e con lui l'intero sistema autoproclamatosi garante – si è defilato, prendendo le distanze anche fisicamente dal progetto - è l'osservazione ulteriore di Ciaula - . Il reality show, improvvisamente, ha cambiato palcoscenico. E allora oggi fa sorridere – amaramente – sentir parlare di chiarezza e trasparenza. Perché quelle parole fanno il paio con le rassicurazioni di ieri, che ci hanno condotti esattamente dove siamo ora. Con una differenza sostanziale: Leccese è il surrogato. Decaro, almeno, era l'originale. Il responsabile politico che ha originato questa drammatica situazione».
«Se davvero vogliono bene al Bari e alla Città - continua Ciaula -, smettano di usare il calcio come palcoscenico e inizino finalmente a fare sul serio: facendo valere le esigue condizioni poste all'epoca alla proprietà; lavorando davvero a una nuova concessione, dopo l'inadeguatezza della prima. Meno dichiarazioni. Più responsabilità. Più verità. Più fatti. "Ca nisciun je fess". E di certo non sarà una proprietà napoletana a insegnare ai baresi il senso di questa frase».