«Volevo uccidermi, mia figlia mi ha spinto a costituirmi». Barcellona resta in carcere

Il 40enne, accusato del'omicidio di Alessandro Signorile, ha confermato la confessione davanti alla gip De Santis durante l'udienza di convalida

giovedì 2 luglio 2026 19.06
A cura di Nicola Miccione
Ha risposto alle domande della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, confermando la confessione resa dopo il fermo il 40enne Alessandro Barcellona, la guardia particolare giurata accusata dell'omicidio di Alessandro Signorile, 39 anni, avvenuto lunedì nel rione Carbonara di Bari.

Barcellona è in carcere dalla mattina del delitto, fermato dai Carabinieri mentre, ha detto nell'udienza di convalida del fermo, stava andando a costituirsi. Avrebbe agito - ha ricostruito la Procura e confermato il 40enne - «per gelosia e per vendetta» dopo aver scoperto la relazione extraconiugale tra la compagna e la vittima. L'indagato ha spiegato che, dopo l'omicidio, avrebbe voluto suicidarsi, ma un messaggio della figlia gli avrebbe fatto cambiare idea, convincendolo a costituirsi.

La difesa di Barcellona, gli avvocati difensori Nicola Quaranta e Stefano Remine, hanno contestato il pericolo di fuga posto a fondamento del fermo di indiziato di delitto, invocando gli arresti domiciliari presso la propria abitazione a seguito della confessione del proprio assistito, ma la giudice del Tribunale del capoluogo pugliese ha convalidato il fermo operato dai militari e, sempre nel corso della mattinata, ha emesso una contestuale ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Nell'interrogatorio di questa mattina, Barcellona, rinchiuso nel penitenziario di Bari, ha confessato l'omicidio del 39enne confermando il movente: aveva scoperto una relazione extraconiugale tra la sua compagna e la vittima. Avrebbe agito «per gelosia e per vendetta», impugnando la pistola d'ordinanza e aprendo il fuoco.