Puglia terra di tartufi? I 5 stelle chiedono l'istituzione di un comitato

Passa in commissione la proposta pentastellata: «Monitorerà le attività di raccolta e commercializzazione dei prodotti»

martedì 21 gennaio 2020 1.41
La Puglia si scopre terra di tartufi? L'ipotesi non è remota, tant'è che le istituzioni regionali si muovono per regolamentare la caccia al prelibato e soprattutto carissimo prodotto. Se ne è fatto promotore in consiglio regionale il Movimento 5 stelle, che ieri ha incassato l'approvazione in IV Commissione della proposta di legge "Modifiche ed integrazione alla legge regionale n.8 del 23 marzo 2015 Disciplina della coltivazione, ricerca, raccolta, conservazione e commercializzazione dei tartufi freschi o conservati nel territorio della Regione Puglia".

In una nota i consiglieri pentastellati Rosa Barone e Cristian Casili spiegano: «È necessario costituire il prima possibile il comitato tecnico per il monitoraggio delle attività inerenti la raccolta, conservazione e commercializzazione dei tartufi, previsto dalla legge regionale 8/2015 e mai entrato in funzione - scrivono i due consiglieri del Movimento. Per questo con l'emendamento che abbiamo presentato oggi in commissione, approvato a maggioranza, è stato previsto che il comitato dovrà costituirsi entro e non oltre 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge che disciplina coltivazione, raccolta e commercializzazione dei tartufi. Comitato che deve, in particolare, raccogliere dati sulla salute delle tartufaie naturali presenti nelle aree protette, valutare la quantità minima per ettaro di tartufo e altri dati scientifici per la salvaguardia e incremento delle aree vocate al tartufo».

Con un secondo emendamento i 5 stelle precisano che debbano essere i regolamenti degli Enti parco a disciplinare le attività consentite. Come sostenuto dalla Corte costituzionale, la previsione statale che dispone che «La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati» bilancia le esigenze «Di quella parte della popolazione che nella ricerca e raccolta dei tartufi trova un motivo di distensione e anche di integrazione del proprio reddito e la necessità di difendere il patrimonio ambientale dal rischio di danni irreparabili», in particolare nelle aree protette. Gli enti parco, nell'ambito della propria giurisdizione, possono valutare la possibilità di introdurre specifici limiti e condizioni sulla base di esigenze di tutela ambientale e in considerazione della disponibilità di risorsa tartuficola.

«L'obiettivo - spiegano Barone e Casili - deve essere preservare e valorizzare il patrimonio tartuficolo, in particolare nelle aree protette, e per farlo è necessario tenere conto, nel definire il numero delle autorizzazioni alla ricerca, dell'impatto di ogni tartufaio sul totale degli ettari delle aree dei parchi effettivamente vocate all'attività tartuficola. Attualmente, ad esempio, per il parco nazionale dell'Alta Murgia è stabilito un numero massimo di 70 autorizzazioni, che può apparire eccessivo se si considera che in questo modo ogni tartufaio ha a disposizione centinaia di ettari per la raccolta. Abbiamo eliminato la disposizione che prevedeva una priorità per i residenti nei comuni ricadenti nel territorio dei parchi, per evitare che le autorizzazioni che possono essere rilasciate in queste aree protette non favoriscano unicamente chi risiede nei comuni che ricadono nell'area del parco. Si tratta di attività molto remunerative e chiediamo che, almeno per le aree protette dove le autorizzazioni sono giustamente limitate al fine di tutelare i relativi ecosistemi, siano previsti meccanismi che permettano, sempre nel rispetto dei limiti stabiliti per la tutela degli ecosistemi, una maggiore possibilità di accesso evitando di privilegiare unicamente i residenti nel territorio, affinché un maggior numero di tartufai possano usufruire dei parchi e dei loro frutti».