Omicidio Vasienti, accolto il ricorso: revocato l'arresto del presunto mandante
Revocata la misura cautelare a carico d Giovanni Tritto. La vittima fu trovata impiccata e il caso fu inizialmente archiviato come suicidio
lunedì 29 giugno 2026
20.13
Il Tribunale della Libertà di Bari ha revocato la misura cautelare cui era sottoposto il 36enne Giovanni Tritto, ritenuto il mandante dell'omicidio del 44enne Nicola Vasienti. Un mese fa la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio l'ordinanza con cui a gennaio scorso il Riesame aveva confermato il carcere per Tritto.
Il delitto, avvenuto a Bari, risale al 16 novembre 2016La vittima, ritenuta vicina al clan mafioso Strisciuglio, fu trovata senza vita, impiccata nel suo appartamento nel rione San Paolo di Bari, e il caso fu inizialmente archiviato come suicidio. L'inchiesta sul decesso fu riaperta nel 2025 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ipotizzò un omicidio per strangolamento, commesso secondo l'accusa su ordine del clan perché Vasienti aveva deciso di collaborare con la giustizia.
A dicembre, quasi dieci anni dopo i fatti, sono stati arrestati i tre presunti esecutori materiali (Domenico Remini, Gaetano Remini e Donato Sardella) e il presunto mandante, Tritto. Il processo col rito abbreviato a loro carico è fissato per il prossimo 23 settembre. I difensori di Tritto, gli avvocati Carlo Russo Frattasi e Dario Vannetiello, invece, hanno impugnato il provvedimento cautelare contestando, tra le altre cose, la attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Accogliendo il loro ricorso, i giudici del Riesame del capoluogo pugliese hanno adesso annullato il provvedimento cautelare e immediatamente revocato l'arresto in carcere, disponendo l'immediata scarcerazione di Tritto per questa vicenda: l'uomo, però, resta comunque in carcere per altri procedimenti giudiziari passati.
Il delitto, avvenuto a Bari, risale al 16 novembre 2016La vittima, ritenuta vicina al clan mafioso Strisciuglio, fu trovata senza vita, impiccata nel suo appartamento nel rione San Paolo di Bari, e il caso fu inizialmente archiviato come suicidio. L'inchiesta sul decesso fu riaperta nel 2025 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ipotizzò un omicidio per strangolamento, commesso secondo l'accusa su ordine del clan perché Vasienti aveva deciso di collaborare con la giustizia.
A dicembre, quasi dieci anni dopo i fatti, sono stati arrestati i tre presunti esecutori materiali (Domenico Remini, Gaetano Remini e Donato Sardella) e il presunto mandante, Tritto. Il processo col rito abbreviato a loro carico è fissato per il prossimo 23 settembre. I difensori di Tritto, gli avvocati Carlo Russo Frattasi e Dario Vannetiello, invece, hanno impugnato il provvedimento cautelare contestando, tra le altre cose, la attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Accogliendo il loro ricorso, i giudici del Riesame del capoluogo pugliese hanno adesso annullato il provvedimento cautelare e immediatamente revocato l'arresto in carcere, disponendo l'immediata scarcerazione di Tritto per questa vicenda: l'uomo, però, resta comunque in carcere per altri procedimenti giudiziari passati.