Incursioni armate e violenze: arrestati 7 affiliati al clan Parisi-Palermiti
Tre episodi nell'inchiesta della Squadra Mobile: tra le accuse quella di voler entrare gratis al concerto di Gigi D'Alessio
mercoledì 4 novembre 2026
10.28
Sette persone sono state arrestate dalla Polizia di Stato a Bari nell'ambito di un'indagine su una serie di episodi riconducibili, secondo l'ipotesi investigativa, a un gruppo criminale legato a un clan mafioso barese. Il provvedimento cautelare in carcere, emesso dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura, è stato eseguito questa mattina, 4 novembre, dagli agenti della Squadra mobile.
L'ordinanza del gip Valeria Valenzi riguarda Eugenio Palermiti, 22 anni, pregiudicato, figlio di Gianni (detenuto) e nipote dell'omonimo boss del quartiere Japigia e già in carcere per un'altra vicenda (il porto abusivo d'armi per l'omicidio Lopez), e i suoi amici Gianmarco Ceglie, 24 anni, Francesco Crudele detto Hamburger, 22 anni, Michele Luciani detto Michelino, 25 anni, Savino Parisi detto Onivas, 30 anni, nipote dell'omonimo boss, Christian Signorile, 24 anni, e Vito Spiconardo, 23 anni.
Le contestazioni, a vario titolo, riguardano detenzione e porto illegale di armi, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, con l'aggravante del metodo mafioso, oltre a detenzione di arma da guerra e ricettazione. Sequestrato anche un motociclo utilizzato da uno degli indagati.
Le indagini hanno ricostruito tre distinti episodi. Il primo risale al 9 settembre 2024, quando due uomini in sella a una moto di grossa cilindrata avrebbero fatto irruzione nel piazzale di una stazione di servizio a Bari, frequentata da giovani. Uno dei due avrebbe estratto una pistola dalla cintola, l'avrebbe caricata e puntata contro i ragazzi seduti ai tavoli, provocando il panico. L'arrivo di una volante avrebbe impedito che l'azione proseguisse, costringendo i due ad allontanarsi.
L'ordinanza del gip Valeria Valenzi riguarda Eugenio Palermiti, 22 anni, pregiudicato, figlio di Gianni (detenuto) e nipote dell'omonimo boss del quartiere Japigia e già in carcere per un'altra vicenda (il porto abusivo d'armi per l'omicidio Lopez), e i suoi amici Gianmarco Ceglie, 24 anni, Francesco Crudele detto Hamburger, 22 anni, Michele Luciani detto Michelino, 25 anni, Savino Parisi detto Onivas, 30 anni, nipote dell'omonimo boss, Christian Signorile, 24 anni, e Vito Spiconardo, 23 anni.
Le contestazioni, a vario titolo, riguardano detenzione e porto illegale di armi, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, con l'aggravante del metodo mafioso, oltre a detenzione di arma da guerra e ricettazione. Sequestrato anche un motociclo utilizzato da uno degli indagati.
Le indagini hanno ricostruito tre distinti episodi. Il primo risale al 9 settembre 2024, quando due uomini in sella a una moto di grossa cilindrata avrebbero fatto irruzione nel piazzale di una stazione di servizio a Bari, frequentata da giovani. Uno dei due avrebbe estratto una pistola dalla cintola, l'avrebbe caricata e puntata contro i ragazzi seduti ai tavoli, provocando il panico. L'arrivo di una volante avrebbe impedito che l'azione proseguisse, costringendo i due ad allontanarsi.
Il secondo episodio si sarebbe verificato il 24 novembre 2024, in occasione del concerto di un noto cantante al Palaflorio. Alcuni degli indagati avrebbero minacciato e aggredito poliziotti e carabinieri in servizio, pretendendo di entrare gratuitamente pur essendo sprovvisti di biglietto. Avrebbero anche sfidato gli operatori a utilizzare le armi, sostenendo di averne in numero maggiore e di essere pronti a fare la guerra.
Il terzo fatto risale al primo gennaio 2025, quando un uomo fu ricoverato in gravi condizioni al Policlinico di Bari dopo essere stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco. In un primo momento si era parlato di un proiettile vagante, ma gli accertamenti avrebbero ricostruito una dinamica diversa: il ferimento sarebbe stato causato dall'esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi partiti da un'arma da guerra, portata da due indagati nell'abitazione in cui si erano riuniti alcuni appartenenti al gruppo.
Per i primi due episodi la Procura contesta l'aggravante del metodo mafioso, ritenendo che le condotte fossero finalizzate a ostentare la forza intimidatrice del clan, anche in territori considerati roccaforti di gruppi rivali. I sette destinatari della misura, uno già detenuto per altra causa e un altro agli arresti domiciliari, sono stati condotti in carcere.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le contestazioni sono provvisorie e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.