Bari, sequestrata un'azienda per illecito smaltimento di rifiuti derivanti dal ciclo urbano

Durante i quotidiani controlli nel porto di Bari, si è individuata una nuova tipologia di "merce" in transito verso la Grecia

mercoledì 4 marzo 2026 11.29
In data odierna, il personale della Guardia Costiera di Bari (C.C.A.M. - Centro Coordinamento Ambientale Marino) delegato da questa Procura della Repubblica, a conclusione di una lunga ed articolata indagine in materia di gestione e traffico internazionale di rifiuti speciali, ha dato esecuzione ad un'Ordinanza di applicazione delle misure cautelari personali e reali emessa nei confronti del titolare di una ditta che opera nel campo della raccolta, trattamento e gestione dei rifiuti.

L'attività investigativa ha avuto origine nel novembre del 2021 quando, durante i quotidiani controlli nel porto di Bari, si è individuata una nuova tipologia di "merce" in transito verso la Grecia mediante trailers. Tale traffico ha suscitato immediato interesse in quanto si trattava di rifiuti mai visti transitare in precedenza, tecnicamente definititi con il codice CER 191212: "altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti".

La comparsa di tali spedizioni si collocava temporalmente in concomitanza con la pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, emessa proprio in quei giorni, con la quale veniva affermato il principio secondo cui i rifiuti urbani non differenziati classificati come "191212" dopo un trattamento meccanico per recupero energetico, che non ha alterato le loro proprietà iniziali, devono essere considerati come rifiuti urbani differenziati provenienti dalla raccolta domestica.

Conseguentemente, l'Autorità competente può opporsi alla loro spedizione, in base ai principi di autosufficienza e di prossimità stabiliti dalla normativa comunitaria. Secondo quanto emerso in sede investigativa, la tipologia di traffico riscontrata nello scalo portuale barese risultava perfettamente sovrapponibile allo scenario descritto nella citata pronuncia europea, circostanza che ha determinato l'avvio degli approfondimenti investigativi.

Le indagini, relative a fatti verificatisi tra il 2021 e il 2023, hanno consentito di ricostruire un complesso meccanismo finalizzato all'illecito smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dal ciclo urbano, formalmente classificati come rifiuti speciali mediante procedure ritenute irregolari e successivamente esportati verso impianti situati in Grecia.

Secondo l'impianto accusatorio, concretizzatosi dopo numerose perquisizioni, acquisizione e studio di copiosa documentazione, tracciamento elettronico dei trailers utilizzati per il trasporto internazionale dei rifiuti ed escussione a sommarie informazioni di dipendenti pubblici e privati, gli indagati, tra cui funzionari e Dirigenti della Regione Calabria, oltre al titolare dell'azienda ed un suo collaboratore, avrebbero operato attraverso un'organizzazione stabile e strutturata, predisponendo attività continuative di raccolta, trattamento, gestione amministrativa e spedizione dei rifiuti, con l'obiettivo di conseguire un ingiusto profitto mediante il risparmio dei costi connessi alle corrette procedure di gestione previste dalla normativa ambientale nazionale ed europea.

In particolare, sarebbe stata alterata la classificazione dei rifiuti, elusa la tracciabilità delle operazioni di trattamento e movimentazione in origine, predisposta documentazione ritenuta non veritiera e simulate operazioni di recupero finale in realtà non effettuate.

Le attività illecite avrebbero consentito l'esportazione di rilevanti quantitativi di rifiuti in violazione dei principi di prossimità territoriale e autosufficienza nella gestione dei rifiuti, nonché delle disposizioni che disciplinano le spedizioni transfrontaliere, il tutto anche mediante produzione ed utilizzo di attestazioni e certificazioni ritenute non veritiere, funzionali anche allo svincolo di garanzie fidejussorie connesse alle spedizioni dei rifiuti.

All'esito della valutazione degli elementi raccolti, il Tribunale di Bari, nel contestare i reati di cui agli articoli 110, 81 c.2, 452 quaterdecies c.p. (in esso assorbite le contravvenzioni di cui agli articoli 256 per il trasporto e 259 per il traffico illecito), 4, 5, 6 e seguenti nonché 49 del Regolamento (CE) 1013/2006 – attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti – ha disposto un'Ordinanza di applicazione delle misure cautelari personali e reali consistente nella misura personale "interdittiva del divieto di esercitare l'attività imprenditoriale alla quale è preposta la ditta dell'indagato", nonché il sequestro preventivo dell'azienda, sita a Tarsia e della sede amministrativa a Santa Sofia D'Epiro, dei beni aziendali organizzati per l'esercizio della medesima impresa e dei beni strumentali presenti all'interno dell'insediamento produttivo e amministrativo.

La ditta, che rappresenta una delle principali aziende calabresi che si occupano della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nei comuni della provincia di Cosenza, è stata affidata ad un Amministratore Giudiziario che dovrà agire secondo le norme dettate dagli artt. 35 e ss. d. lgs. 159/2011. Si precisa, infine, che gli accertamenti svolti finora risultano essere nella fase delle indagini preliminari, che necessitano, pertanto, della successiva verifica processuale in contraddittorio con la difesa
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