Bari candidata al titolo di Capitale europea del Piccolo Commercio 2027

La città concorrerà nella categoria Visionary City, riservata alle città europee con oltre 250mila abitanti

lunedì 18 maggio 2026 16.44
Bari si candida ufficialmente al titolo di European Capital of Small Retail 2027, il riconoscimento europeo che valorizza le città capaci di costruire politiche innovative a sostegno del piccolo commercio come leva di sviluppo urbano, coesione sociale e vitalità dei quartieri.

La candidatura è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa, a Palazzo della Città, alla quale sono intervenuti il sindaco di Bari Vito Leccese, l'assessore comunale allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli, l'assessore regionale allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, la presidente della Camera di Commercio di Bari Luciana Di Bisceglie, la presidente della Fondazione Apulia Film Commission Anna Maria Tosto, il presidente di Confcommercio Bari-BAT Vito D'Ingeo, la presidente di Confesercenti Bari-BAT Raffaella Altamura, la direttrice di Confartigianato Bari-BAT Angela Pacifico, la direttrice CNA Terra di Bari Antonella Gernone, il direttore di Coldiretti Puglia - progetto Campagna Amica Piero Piccioni e, in rappresentanza del Comitato Scientifico costituito per la candidatura, Nicola Martinelli e Letizia Carrera, docenti rispettivamente del Politecnico di Bari e di Uniba. All'incontro hanno partecipato anche diversi esponenti del commercio barese coinvolti nel percorso dall'amministrazione comunale.

Bari concorrerà nella categoria Visionary City, riservata alle città europee con oltre 250mila abitanti, portando all'attenzione europea un modello che considera il commercio di prossimità non solo un settore economico ma un'infrastruttura urbana essenziale, rete di luoghi civici, relazioni e servizi che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita urbana.

La candidatura si fonda sul lavoro sviluppato in questi anni attraverso il programma d_Bari, il sistema di politiche comunali dedicato al commercio urbano, che ha sostenuto centinaia di attività commerciali e promosso interventi su negozi, strade, mercati e nuove centralità urbane. Da questo complesso percorso sono nate misure concrete come "Un negozio non è solo un negozio", che ha sostenuto l'innovazione e la trasformazione delle attività commerciali in grado di determinare anche valore sociale per la comunità; "Impresa Prossima", dedicata alla nascita di nuove imprese di quartiere; "Bari Artigiana", per valorizzare il saper fare artigiano e le produzioni urbane; "Scuola Barese del Commercio", un ciclo di lezioni e workshop per migliorare le competenze dei commercianti della città; "Strade Vive", il nuovo strumento pensato per sostenere l'aggregazione tra commercianti e la costruzione di reti commerciali di strada.

La candidatura di Bari a Capitale Europea del Commercio, quindi, rappresenta lo sviluppo naturale di questo percorso: portare questa esperienza in una dimensione europea, avviare un confronto con altre città e rafforzare Bari come laboratorio di innovazione urbana centrato sul commercio.

Obiettivo della candidatura, quindi, non è solo concorrere a un riconoscimento internazionale ma soprattutto creare l'occasione per costruire una nuova agenda pubblica per il commercio, rafforzare la comunità dei commercianti, attivare nuove progettualità e posizionare Bari nel confronto europeo sulle politiche urbane per il piccolo commercio.

Il percorso sarà costruito in forma aperta e partecipata nei prossimi mesi, attraverso momenti pubblici di confronto, focus group, questionari, interviste, una open call per raccogliere contributi e proposte e appuntamenti dedicati, come "Commercio Prossimo", la "Scuola Barese del Commercio", un festival cittadino e la restituzione pubblica della bozza di dossier prima della candidatura ufficiale, prevista entro il 9 ottobre 2026.

«Questa candidatura costituisce una sfida importante per la città di Bari - ha esordito il sindaco Vito Leccese - ma ciò che conta ancora di più è il percorso che ci conduce a questa scelta e che punta a rileggere e valorizzare una vocazione identitaria della nostra città attraverso nuove chiavi di lettura. Il commercio, infatti, non è più quello di trent'anni fa. Non vogliamo restare a guardare questo cambiamento né limitarci a raccontarlo con nostalgia. Ci sono aree della città che vivono difficoltà e processi di desertificazione commerciale che non possiamo ignorare, ma accanto a queste esiste una Bari che investe, apre attività, innova, sperimenta nuovi modelli e costruisce comunità. Per questo non vogliamo difendere il commercio di ieri, ma accompagnare e costruire quello di domani.
Grazie alle istituzioni e alle realtà coinvolte intendiamo trasformare questa inclinazione storica in innovazione, valorizzando il rapporto virtuoso che da sempre lega Bari ai suoi commercianti, protagonisti della crescita della nostra comunità. Un negozio non è soltanto un luogo in cui si vendono prodotti o servizi: tiene accesa una strada, genera relazioni, produce sicurezza e rende un quartiere più vivibile. Per noi il commercio di prossimità è una vera infrastruttura urbana».

«La candidatura di Bari a Capitale Europea del Commercio - ha proseguito Pietro Petruzzelli - è un modo per accendere i riflettori sulla nostra città e su ciò che finora abbiamo realizzato in termini di sostegno e innovazione dell'economia di vicinato. Negli ultimi anni abbiamo investito più di 12 milioni di euro per innovare il settore, ora intendiamo alzare l'asticella perché crediamo fermamente siano ancora tante le azioni possibili da realizzare grazie alla capacità degli esercenti di guardare avanti, proprio come accadde con la nascita del teatro Petruzzelli, che fu costruito da commercianti. Vogliamo supportare anche quella capacità di contaminare il rilancio del settore con un profilo mediterraneo. Se il commercio cresce, cresce la nostra stessa comunità. Quindi diamo il via a un percorso che nelle prossime settimane vedrà numerosi incontri e confronti con le associazioni di categoria, gli enti istituzionali coinvolti e, soprattutto, con gli operatori economici, anche dei nostri preziosi mercati cittadini che sono parte integrante di questo percorso».

«Siamo ben lieti di supportare Bari in questo percorso, a maggior ragione avendo piena conoscenza di ciò che è stato fatto fin qui in favore del commercio di prossimità - ha dichiarato Eugenio Di Sciascio -. Sappiamo benissimo che ora dobbiamo essere anticiclici rispetto ad alcuni grandi sommovimenti nel settore che, ci piaccia o no, non dipendono da noi ma da congiunture mondiali in corso. Seguiremo con grande attenzione questo percorso anche in un'ottica più ampia: immaginiamo che tutta questa attività possa rappresentare un contributo fondamentale al disegno strategico che la Regione Puglia intende mettere in campo proprio in riferimento al settore commerciale, in modo da testare un prototipo successivamente replicabile, con eventuali correttivi tarati sull'intero territorio pugliese».

«È fondamentale pensare al commercio non soltanto come a un'attività di natura privata ma come a una vera e propria infrastruttura - ha evidenziato Luciana Di Bisceglie -. Molto spesso si usa dire che, in presenza di un negozio, ci troviamo di fronte a un presidio: ecco, aggiungerei che si tratta di un presidio dalla forte valenza sia sociale sia culturale. Inoltre, le nostre attività commerciali rappresentano una modalità per utilizzare al meglio gli spazi urbani. Quando il commercio è di qualità, vi è una cura particolare di tutto ciò che lo circonda, dalla riqualificazione di un marciapiede alla pulizia delle aree limitrofe. È tutta la città a beneficiarne, insomma. Senza dimenticare che, con il boom turistico che stiamo vivendo, aumentano le possibilità di un rilancio del commercio di prossimità, che dobbiamo assolutamente cogliere».

A sostenere la candidatura di Bari a European Capital of Small Retail 2027 vi è una coalizione ampia composta da Comune di Bari, Città Metropolitana, Regione Puglia, Camera di Commercio, organizzazioni di rappresentanza del commercio e dell'artigianato (Confcommercio, Confesercenti, CNA e Confartigianato, Coldiretti), università (Uniba, Poliba, LUM) e un comitato scientifico nazionale.