Marino aveva ragione sul caso Sibilli
L'attaccante ha dichiarato in fase di presentazione di aver scelto Castellammare sin da giugno
lunedì 7 settembre 2026
12.33
Aveva ragione Pierpaolo Marino: se una società si fa vedere debole, è soggetta ai capricci di calciatori mal consigliati da procuratori.
Il direttore generale del Bari lo aveva dichiarato apertis verbis in alcune sue conferenze stampa in questo avvio di stagione, facendo riferimento anche al caso di Giuseppe Sibilli, estroso trequartista a cui in ritiro a Roccaraso era anche stata affidata la fascia di capitano, nonostante l'anno di squalifica per scommesse da cui proveniva.
Una forma di fiducia verso l'uomo, prima ancora che verso il calciatore; un farlo sentire al centro del progetto tecnico varato da mister Massimo Rastelli. Ma poi sappiamo come è andata a finire: per bocca del procuratore, Sibilli ha fatto sapere che l'adeguamento del contratto ai parametri della serie C erano troppo bassi, sicuramente insoddisfacenti e che quindi era giusto guardarsi attorno.
Alla fine Sibilli è finito a Castellammare di Stabia ed in conferenza di presentazione in Campania ha ribadito un concetto, in maniera chiara, senza possibilità di interpretazioni: sin da giugno lui avrebbe chiesto quella piazza; sin da giugno la sua volontà era tornare dove il papà lo portava a vedere le partite. Quindi il caso si è risolto da solo poiché la sua era una decisione in fondo già presa, nonostante il Bari lo avesse tenuto, sebbene al minimo salariale, dopo la vicenda scommesse.
Marino aveva dunque ragione a non mollare la presa, ribadendo a più riprese che non c'erano problemi col ragazzo ma col suo procuratore. E forse questo è un aspetto da evidenziare in un calcio moderno in cui gli interessi dei procuratori spesso prevalgono su quello degli "assistiti". Questo non è tuttavia il caso, almeno stando a quanto dichiarato dal diretto interessato.
Sibilli non doveva scommettere, lo sa anche lui, e lo ha fatto. Il Bari non lo ha mandato via, lo ha aspettato, tutelando l'immagine del club, come è giusto fosse. Lo ha responsabilizzato, chiedendogli poi di diventare un punto fermo di un nuovo progetto tecnico. Ma lui non ha voluto, ha lasciato tutto, al di là di letterine più o meno sdolcinate di addio che lasciano il tempo che trovano, ed ha preferito di fatto avvicinarsi a casa. Legittimo, per carità, ma a Bari restino zero rimpianti e si ringrazi un dirigente finalmente in grado di tenere la barra dritta. Complimenti a Marino perché da grande conoscitore di calcio e di calciatori, ci aveva visto lungo. Bari non ha bisogno di mal di pancia dopo i disastri delle due ultime stagioni, ma di stabilità e fatti concreti. Marino lo sa, Marino è il primo garante da questo punto di vista.
Il direttore generale del Bari lo aveva dichiarato apertis verbis in alcune sue conferenze stampa in questo avvio di stagione, facendo riferimento anche al caso di Giuseppe Sibilli, estroso trequartista a cui in ritiro a Roccaraso era anche stata affidata la fascia di capitano, nonostante l'anno di squalifica per scommesse da cui proveniva.
Una forma di fiducia verso l'uomo, prima ancora che verso il calciatore; un farlo sentire al centro del progetto tecnico varato da mister Massimo Rastelli. Ma poi sappiamo come è andata a finire: per bocca del procuratore, Sibilli ha fatto sapere che l'adeguamento del contratto ai parametri della serie C erano troppo bassi, sicuramente insoddisfacenti e che quindi era giusto guardarsi attorno.
Alla fine Sibilli è finito a Castellammare di Stabia ed in conferenza di presentazione in Campania ha ribadito un concetto, in maniera chiara, senza possibilità di interpretazioni: sin da giugno lui avrebbe chiesto quella piazza; sin da giugno la sua volontà era tornare dove il papà lo portava a vedere le partite. Quindi il caso si è risolto da solo poiché la sua era una decisione in fondo già presa, nonostante il Bari lo avesse tenuto, sebbene al minimo salariale, dopo la vicenda scommesse.
Marino aveva dunque ragione a non mollare la presa, ribadendo a più riprese che non c'erano problemi col ragazzo ma col suo procuratore. E forse questo è un aspetto da evidenziare in un calcio moderno in cui gli interessi dei procuratori spesso prevalgono su quello degli "assistiti". Questo non è tuttavia il caso, almeno stando a quanto dichiarato dal diretto interessato.
Sibilli non doveva scommettere, lo sa anche lui, e lo ha fatto. Il Bari non lo ha mandato via, lo ha aspettato, tutelando l'immagine del club, come è giusto fosse. Lo ha responsabilizzato, chiedendogli poi di diventare un punto fermo di un nuovo progetto tecnico. Ma lui non ha voluto, ha lasciato tutto, al di là di letterine più o meno sdolcinate di addio che lasciano il tempo che trovano, ed ha preferito di fatto avvicinarsi a casa. Legittimo, per carità, ma a Bari restino zero rimpianti e si ringrazi un dirigente finalmente in grado di tenere la barra dritta. Complimenti a Marino perché da grande conoscitore di calcio e di calciatori, ci aveva visto lungo. Bari non ha bisogno di mal di pancia dopo i disastri delle due ultime stagioni, ma di stabilità e fatti concreti. Marino lo sa, Marino è il primo garante da questo punto di vista.