Agguati a Bari, i due arrestati restano in silenzio davanti al Gip

Si sono svolti ieri gli interrogatori di garanzia di Antonello Strambelli e Ignazio Raggi, accusati di lesioni personali aggravate dalle modalità mafiose

mercoledì 29 luglio 2026 15.45
In silenzio davanti alla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari che ha firmato il loro arresto, Valeria Isabella Valenzi, perché ora è troppo presto per rispondere. Antonello Strambelli, 33 anni, e Ignazio Raggi, di 22, sono comparsi ieri mattina al primo piano del Tribunale di Bari, per l'interrogatorio di garanzia.

Dopo 24 ore in cella, rinchiusi nel penitenziario di Bari, come prevede la legge, avevano la facoltà di rispondere alle domande della gip, ma consigliati dai loro due legali difensori, i penalisti Nicola Quaranta e Marianna Casadibari, hanno scelto entrambi di avvalersi della facoltà di non rispondere, in attesa che i loro rispettivi legali leggano tutti gli atti di indagine: l'accusa a loro carico è quella di lesioni personali, aggravate dalle modalità mafiose per avvantaggiare un clan mafioso.

Mafiose, per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, erano le modalità degli agguati del 9 e 14 aprile scorso, verso il 20enne Alessandro Sinibaldi ed il 22enne Gabriele Muserra. Il primo, lungo viale della Repubblica, dinanzi alla sala giochi Play Games tra dei gruppi di ragazzini fermi all'esterno, e il secondo in via Dante, in una zona piena di gente. In due, sullo scooter e con i caschi semi aperti, avevano sparato numerosi colpi di pistola, ferendo Sinibaldi e Muserra alle gambe.

«Si è avvicinato frà, non da lontano - dirà Muserra agli amici nei giorni successivi - poi non ho capito cosa hanno detto perché io stavo a terra. Si è avvicinato e mi stava per dare un cazzotto, io mi sono messo così, capito?». Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e coordinate dal pubblico ministero antimafia Marco D'Agostino, il primo agguato - Sinibaldi - è stato deciso nell'ambito di un tentativo di espansione di una frangia del clan Strisciuglio.

E nasce, in particolar modo, da un comportamento di Anthony Cafarchia (non indagato). In sostanza, Raggi (del gruppo del Libertà) aveva tentato di vendere una "panetta" di droga nel rione Carrassi controllato da Cafarchia (vicino a quelli del San Paolo), che gli aveva sequestrato droga e telefono, mandandolo via. Da lì poi la gambizzazione di Sinibaldi, amico di Cafarchia, ma anche di Muserra, che rispondeva a una duplice finalità: punire e portare avanti il progetto di espansione.

Il 14 aprile, poi, il ferimento di Muserra sarebbe stato un modo per rinforzare il concetto intimidatorio. Un concetto spiegato dalla gip nella misura: «La vicenda si è estrinsecata in termini di vera e propria spedizione ritorsiva e si inserisce quale atto operativo di un progetto espansionistico della fazione Libertà a Carrassi».